Vivevano come primitivi nelle grotte. Roberto e Miriam: «Noi, liberi dai vincoli della società»

«Volevamo compiere un nostro percorso interiore, vivere a stretto contatto con la natura, nel silenzio che solo tra queste montagne si può trovare e soprattutto liberi e indipendenti dalle imposizioni e dai vincoli della società moderna. Abbiamo deciso di reagire in questo modo a quanti, dopo la nascita della nostra figlia, ci volevano tenere sotto ricatto, mettendoci inizialmente a disposizione alcune soluzioni per noi non accettabili». Roberto e Miriam, i due “asceti” triestini di 50 e 24 anni, recuperati nel pomeriggio di lunedì sotto il Clap di Ganeit, nell’area del Monte Sernio in comune di Moggio Udinese, hanno motivato così la loro scelta di abitare come dei “primitivi” i boschi e i bivacchi delle Prealpi carniche, portandosi appresso solo i loro zaini, cibandosi di quello che raccoglievano tra le radure oppure di quanto veniva offerto loro da escursionisti incrociati lungo il cammino.

Una volta trasportati a valle dalle squadre del Soccorso Alpino, la notte l’hanno trascorsa all’interno del magazzino della Protezione Civile di Moggio, messo a disposizione dall’amministrazione comunale che tramite il sindaco, Giorgio Filaferro, si è spesa, non senza fatica, a far desistere i due dall’iniziale volontà di dormire all’addiaccio sulle rive del torrente Aupa. «Saremmo scesi comunque, avevamo già iniziato a preparare le nostre cose»: rassicura Roberto, viso scavato, capelli lunghi, mani sciupate, un cordino a tenergli stetti in vita i pantaloni ed un paio di scarponi donati dai soccorritori. «Se fossi riuscito a finire in tempo la capanna che avevo iniziato a costruire non avremmo avuto problemi – aggiunge – ma ero troppo debilitato per terminarla»

4 novembre 2015

IlMattino

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