DIVORZIO: ADDIO AL MANTENIMENTO DELLA MOGLIE

Ai giudici piace sempre meno l’idea un mantenimento della donna giovane e ancora abile al lavoro; e forse, non piace neanche più alle donne stesse, complice una mutata situazione economica e sociale rispetto a quando le norme del codice civile furono scritte. Così le aule dei tribunali sono sempre meno propense all’accordare assegni di mantenimento generosi e, molto spesso, superiori alle capacità del soggetto onerato (di norma, appunto, l’uomo).

Una recente sentenza della Cassazione risulta particolarmente interessante perché segna uno spartiacque tra le situazioni in cui vi è effettiva situazione di bisogno della donna – situazioni in cui l’assegno di mantenimento assume una valida giustificazione – e altre invece in cui lo stato di bisogno è solo il frutto del capriccio e della pigrizia – nel cui caso, invece, il mantenimento va negato -. In particolare, l’inversione di rotta segnata dalla Suprema Corte (rispetto a un passato non troppo recente) consiste nell’affermare che la donna giovane, in grado di lavorare e, quindi, di reperire con la propria attività quel reddito necessario a mantenere lo stesso tenore di vita di cui godeva durante il matrimonio, non ha diritto ad alcun mantenimento. E ciò anche se, durante l’unione, svolgeva mansioni di casalinga.

Insomma, ciascuno dei due ex coniugi deve badare a sé stesso e non c’è modo di obbligare l’uomo a mantenere la donna se quest’ultima ha le risorse fisiche e mentali per guadagnare. A tal fine, anche un’attività saltuaria potrebbe rilevare come motivo per chiedere la revisione delle condizioni di mantenimento e azzerare l’assegno. Tuttavia l’aspetto forse centrale di tutto questo discorso è che ora l’onere della prova ricade sulla donna e non più sul marito. Ma procediamo con ordine.

Sappiamo che non esiste un criterio matematico in base al quale la legge definisce come calcolare il mantenimento, ma la Cassazione ha dettato alcune linee guida abbastanza chiare. Eccole:

1) – il primo obiettivo dell’assegno di mantenimento è quello di garantire alla donna lo stesso tenore di vita di cui godeva quando ancora era legata in matrimonio con l’uomo;

7 thoughts on “DIVORZIO: ADDIO AL MANTENIMENTO DELLA MOGLIE

  1. Sarei d’accordo solo se ci date più aiuto in tutti campi e sopratutto a quello lavorati molto più agevolazioni x poterci mantenere dignitosamente.. ma il nostro governo fa delle leggi che fanno schifo .. e nn danno nessun tipo di aiuto ne con il lavoro ne con le case ne col gli affitti su nulla . Ma aiutate gli stranieri che ormai gli avere dato potere sulle nostre vite e su tutta litalia

    1. Molte più agevolazioni? Non ti bastano tutte quelle che noi donne abbiamo già? Rimboccarsi le maniche e via!

    2. ci sono molti lavoratori disoccupati che hanno l’onere di una famiglia sulle spalle, che non hanno questi benefici e fanno molta fatica per andare avanti. tu cosa hai di diverso da loro per pretenerli.Perche vuoi essere privilegiata rispetto a loro.

  2. Mi pare giusto, ste troie vadano a lavorare invece di farsi mantenere da ex mariti.

    1. bravo Dario, io sono del parere che se si divorzia ognuno deve mantenersi con le proprie capacita’ rimboccarsi le maniche e lavorare,e se ci sono figli minori,il giudice non deve per forza affidarli alle madri, ma a chi ha’ il proprio reddito per poterli mantenere.

  3. sono igiudici che scrivono le sentenze sui fatti di cronaca che purtroppo accadono…..le TROIE lasciano l’uomo e vogliono essere anche mantenute…..BASTA ! !

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