DIVORZIO: ADDIO AL MANTENIMENTO DELLA MOGLIE

2) – tale obiettivo va perseguito nella misura in cui sia sostenibile per l’uomo e, quindi, compatibile con le nuove spese da questi assunte a seguito della separazione (si pensi al canone di affitto di una nuova abitazione, il mutuo per l’acquisto di una nuova casa, ecc.).

Ferme queste due linee direttive, accanto ad esse si aggiungono altri criteri che possono integrare la valutazione del giudice e spingere l’ago della bilancia da un lato piuttosto che dall’altro. Per esempio il tribunale dovrà tenere conto della durata della convivenza prematrimoniale, del matrimonio stesso prima della rottura, del contributo offerto da ciascuno dei due coniugi alla conduzione familiare, ma soprattutto della capacità di reddito del coniuge che chiede il mantenimento. In altre parole se quest’ultimo è ancora “abile”, capace cioè di procurarsi con le proprie forze di che vivere, perché giovane, preparato/a, magari con un titolo abilitativo e una formazione professionale, allora il mantenimento potrà essere negato.

L’onere della prova

L’aspetto più interessante della sentenza in commento è che la Corte rigetta la domanda di mantenimento della donna, una casalinga, per non aver questa fornito alcuna prova dell’oggettiva impossibilità di procurarsi mezzi adeguati per conseguire un tenore di vita analogo a quello mantenuto in costanza di matrimonio. In altre parole, l’importanza del principio affermato in sentenza è quello secondo cui la dimostrazione della “difficoltà economica” e della “impossibilità a procurarsi un reddito” spetta alla donna. L’assegno, insomma, non diventa più una misura automatica, che scatta per il solo fatto della separazione tra i due coniugi.

In passato gran parte degli assegni di mantenimento sono stati accordati a semplice richiesta: il giudice ha accordato in automatico il mantenimento, quasi si trattasse di una misura assistenziale perpetua, una sorta di assicurazione sulla vita. Sembra invece consolidarsi il principio per cui, se il richiedente (di norma la donna) non offre una valida giustificazione economica, con una prova rigorosa, della sua incapacità a procurarsi un reddito, perde ogni diritto. E non c’è modo di integrare la prova in appello.

I precedenti

In passato, la Corte aveva sposato orientamenti più rigidi se non opposti. Si pensi che, nel 1994, i giudici avevano sostenuto invece che, in tema di divorzio, il coniuge che richiede l’assegno divorzile può limitarsi a dedurre di non avere i mezzi adeguati, trasferendo così sulla controparte l’onere probatorio della contraria verità.

Successivamente l’orientamento è mutato divenendo più rigido. Nel 2004 , la Cassazione ha sostenuto che il coniuge richiedente il mantenimento deve dimostrare, con idonei mezzi di prova, quale fosse tale tenore di vita e quale deterioramento ne sia conseguito per effetto del divorzio, nonché tutte le circostanze suscettibili di essere valutate dal giudice alla luce dei criteri legislativi per la determinazione dell’assegno.

7 thoughts on “DIVORZIO: ADDIO AL MANTENIMENTO DELLA MOGLIE

  1. Sarei d’accordo solo se ci date più aiuto in tutti campi e sopratutto a quello lavorati molto più agevolazioni x poterci mantenere dignitosamente.. ma il nostro governo fa delle leggi che fanno schifo .. e nn danno nessun tipo di aiuto ne con il lavoro ne con le case ne col gli affitti su nulla . Ma aiutate gli stranieri che ormai gli avere dato potere sulle nostre vite e su tutta litalia

    1. Molte più agevolazioni? Non ti bastano tutte quelle che noi donne abbiamo già? Rimboccarsi le maniche e via!

    2. ci sono molti lavoratori disoccupati che hanno l’onere di una famiglia sulle spalle, che non hanno questi benefici e fanno molta fatica per andare avanti. tu cosa hai di diverso da loro per pretenerli.Perche vuoi essere privilegiata rispetto a loro.

  2. Mi pare giusto, ste troie vadano a lavorare invece di farsi mantenere da ex mariti.

    1. bravo Dario, io sono del parere che se si divorzia ognuno deve mantenersi con le proprie capacita’ rimboccarsi le maniche e lavorare,e se ci sono figli minori,il giudice non deve per forza affidarli alle madri, ma a chi ha’ il proprio reddito per poterli mantenere.

  3. sono igiudici che scrivono le sentenze sui fatti di cronaca che purtroppo accadono…..le TROIE lasciano l’uomo e vogliono essere anche mantenute…..BASTA ! !

Comments are closed.