DIVORZIO: ADDIO AL MANTENIMENTO DELLA MOGLIE

L’anno scorso il Tribunale di Milano ha ribadito l’importanza di considerare la capacità lavorativa del coniuge che richiede il mantenimento. In materia di assegno di mantenimento – si legge in sentenza – per verificare i presupposti dell’attribuzione dello stesso (a seguito di separazione personale), si deve prioritariamente valutare il tenore di vita della famiglia, per poi valutare se i mezzi economici del coniuge richiedente siano tali da consentire il mantenimento di tale tenore di vita, indipendentemente dall’erogazione di un contributo di mantenimento, e se sussista una disparità economica tra i due coniugi. Si deve, poi, avere riguardo alle potenzialità economiche complessive dei coniugi (come emerse durante il matrimonio), tenendo conto della durata del matrimonio e dell’apporto dato da un coniuge alla formazione del patrimonio dell’altro. Nella valutazione delle potenzialità economiche complessive, infine, deve anche considerarsi l’attitudine al lavoro proficuo quale potenziale capacità di guadagno e quale attitudine concreta allo svolgimento di un lavoro retribuito, tenuto conto dei fattori individuali ed ambientali.

Come si calcola l’assegno divorzile o di mantenimento

Secondo la Corte, l’accertamento del diritto all’assegno divorzile si articola in due fasi:

– nella prima fase, il giudice verifica l’esistenza del diritto del soggetto che chiede il mantenimento: accerta, cioè, l’eventuale inadeguatezza dei suoi mezzi economici per garantirsi il tenore di vita analogo a quello avuto in costanza di matrimonio. Il parametro di riferimento, però, non è solo il reddito della famiglia quando ancora era unita, ma anche quello che sarebbe presumibilmente proseguito in caso di continuazione del matrimonio. In questo modo, allorché una coppia faccia grossi sacrifici solo per far decollare un’attività o la carriera di uno dei, ma ciò avvenga solo dopo la separazione, di tale utile potrà partecipare anche l’altro coniuge, come ricompensa ai precedenti sforzi fatti;

– nella seconda fase il giudice procede alla determinazione in concreto dell’ammontare dell’assegno, che va compiuta tenendo conto delle condizioni dei coniugi, delle ragioni della decisione e del contributo personale ed economico dato da ciascuno alla conduzione familiare e alla formazione del patrimonio di ognuno e di quello comune, nonché del reddito di entrambi, valutandosi tali elementi anche in rapporto alla durata del matrimonio.

Nell’ambito di questo duplice accertamento assumono rilievo – sottolinea la Corte – anche le rispettive potenzialità economiche.

 

 

 

 

 

7 thoughts on “DIVORZIO: ADDIO AL MANTENIMENTO DELLA MOGLIE

  1. Sarei d’accordo solo se ci date più aiuto in tutti campi e sopratutto a quello lavorati molto più agevolazioni x poterci mantenere dignitosamente.. ma il nostro governo fa delle leggi che fanno schifo .. e nn danno nessun tipo di aiuto ne con il lavoro ne con le case ne col gli affitti su nulla . Ma aiutate gli stranieri che ormai gli avere dato potere sulle nostre vite e su tutta litalia

    1. Molte più agevolazioni? Non ti bastano tutte quelle che noi donne abbiamo già? Rimboccarsi le maniche e via!

    2. ci sono molti lavoratori disoccupati che hanno l’onere di una famiglia sulle spalle, che non hanno questi benefici e fanno molta fatica per andare avanti. tu cosa hai di diverso da loro per pretenerli.Perche vuoi essere privilegiata rispetto a loro.

  2. Mi pare giusto, ste troie vadano a lavorare invece di farsi mantenere da ex mariti.

    1. bravo Dario, io sono del parere che se si divorzia ognuno deve mantenersi con le proprie capacita’ rimboccarsi le maniche e lavorare,e se ci sono figli minori,il giudice non deve per forza affidarli alle madri, ma a chi ha’ il proprio reddito per poterli mantenere.

  3. sono igiudici che scrivono le sentenze sui fatti di cronaca che purtroppo accadono…..le TROIE lasciano l’uomo e vogliono essere anche mantenute…..BASTA ! !

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