Strage Parigi, il padre di Valeria: “Mia figlia è morta”. La Farnesina conferma

Il padre Alberto lo ha saputo prima dagli amici di lei e dal padre del ragazzo della vittima. I fidanzati erano al Bataclan, dove venerdì ha fatto irruzione il commando terrorista, facendo 89 vittime. La madre: “Era una persona meravigliosa. Ha lavorato seguendo i barboni”. Per anni la 28enne ha fatto la volontaria per Emergency

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“Nostra figlia è morta”, sono le parole semplici, lapidarie, rassegnate di Alberto Solesin, il padre di Valeria, la ragazza veneziana che risultava dispersa dall’attacco di venerdì sera nella sala concerti Bataclan, in cui tre attentatori suicidi hanno ucciso 89 persone. “Abbiamo la certezza, ho parlato con il console in Francia e con il fidanzato di mia figlia ieri e pare che Valeria sia morta, probabilmente da venerdì sera”. Il console italiano a Parigi Andrea Cavallari ha confermato la morte della giovane, dopo essere uscito dall’obitorio a place Mazas, dove era andato con l’ambasciatore d’Italia a Parigi Giandomenico Magliano per il riconoscimento della giovane. Dopo qualche minuto è arrivata anche la conferma della Farnesina.

Il padre ha avuto la triste notizia in un primo momento dal padre del ragazzo della figlia, Corrado Ravagnani. “Purtroppo Valeria è morta” aveva detto Ravagnani, comunicando la notizia del ritrovamento del corpo della giovane. Il fratello della vittima, Dario, è in viaggio per Parigi per le formalità necessarie per portare la salma in patria. Il papà di Valeria dunque non ha ricevuto la triste notizia dalla Farnesina ma da chi era con lei quel tragico 13 novembre. “Non abbiamo avuto nessuna notizia dalla Farnesina ma lo abbiamo appreso da chi era con lei e da coloro che hanno seguito la vicenda lì a Parigi”. Anche la madre Luciana Milani ormai parla al passato della figlia: “Era una persona, una cittadina, una studiosa meravigliosa. Valeria a Parigi aveva lavorato anche seguendo i barboni della città, questo dice tutto, dimostra la sua voglia di conoscere in tutte le sfaccettature le realtà che andava a studiare e frequentare”.

Il ritratto. Valeria, 28 anni, di Venezia, viveva da 4 anni a Parigi, era dottoranda borsista in Demografia alla Sorbona. Una ragazza tenace e solare con un cervello ‘fine’ che l’aveva portata a fare carriera a tempo di record. Cresciuta nel cuore di Venezia, a Cannareggio, era diventata cittadina del mondo. Dopo il diploma al liceo scientifico ‘Benedetti’ di Venezia, si era trasferita a Trento dove si è laureata in sociologia. Da qui era andata per un dottorato nella Ville Lumière, per proseguire i suoi studi, approfondendo il ruolo della donna divisa tra lavoro e famiglia. In pochi anni aveva già pubblicato alcuni saggi. Dai suoi amici era considerata uno dei cosiddetti “cervello in fuga” perché in Italia non trovava spazio per affermarsi.

La sera della tragedia. Venerdì sera Valeria si trovava all’interno del teatro Bataclan di Parigi nel momento dell’attacco terroristico. Con Valeria c’erano il fidanzato Andrea Ravagnani, 30 anni di Dro (Trento), rimasto leggermente ferito ad un orecchio, Chiara Ravagnani, 25 anni sorella di Andrea, e il suo fidanzato Stefano Peretti di Verona, tutti e due rimasti illesi. Mai si sarebbero aspettati che una serata di musica tra amici potesse finire così. Anche quando i terroristi hanno iniziato a sparare Andrea e Valeria non hanno avuto subito coscienza che si trattattava di un attentato. “I primi colpi sembravano effetti speciali” ha detto Andrea, che a malapena ricorda qualcosa di quei terribili momenti. Poi la mattanza, quei colpi sparati per uccidere. I quattro amici, presi in ostaggio dagli attentatori, sono riusciti a salvarsi anche dopo la seconda sventagliata sulla folla inerme, a nascondersi. Dopo il blitz delle forze dell’ordine, quando è iniziato il fuggi fuggi generale, il gruppo si è diviso e ognuno ha pensato a mettersi in salvo. Anche Valeria, forse. L’unica della quale, però, non si è più avuta notizia.

Tra speranza e apprensione. La famiglia fin da subito aveva detto che Valeria non era tra le vittime. “Non è nella lista dei deceduti” aveva detto mamma Luciana. C’era una speranza quindi, un filo a cui aggrapparsi. Valeria poteva, doveva essere ancora viva. Poteva essere tra i feriti, quelli gravi, quelli senza conoscenza. Era senza documenti ma c’era ancora, respirava ancora, da qualche parte, a Parigi. Bisognava solo aspettare. La famiglia è rimasta sempre in contatto con il ministero degli Esteri, senza mai perdere la speranza. Una speranza sempre più debole: di Valeria nessuna traccia. Fino a poco fa, quando è arrivata la notizia della morte di Valeria.

15 novembre 2015

fonte Repubblica