“Troppi tagli alla polizia. Non si può difendere il Paese”

TERRORISMO POLIZIA

Il segretario del Sap attacca il presidente del Consiglio: “Il governo racconta bugie, se ne frega della sicurezza”.

Le 250mila cartoline del dopo Charlie Hebdo, distribuite ai semafori dagli agenti del Sap lavavetri per un giorno, sono ancora dolorosamente attuali. Mentre i terroristi continuano ad annunciare un imminente attacco a Roma, dalla Città Eterna nessun provvedimento è stato adottato per rinforzare l’apparato delle forze dell’ordine in vista dell’imminente Giubileo.

Gianni Tonelli, il Sap da mesi sta portando avanti una vera e propria battaglia pacifica per pungolare le istituzioni sull’urgenza sicurezza.

«Siamo diventati il cilicio di Renzi, Alfano e compagnia bella. E i fatti, purtroppo, ci stanno dando ragione: il nostro non era un allarme strumentale, al contrario si è rivelato quanto mai realistico. Ci siamo anche messi nei panni del governo, proponendo azioni fattibili con la logica della razionalizzazione».

Renzi ha detto che la sfida al terrorismo durerà anni e che serve la responsabilità di tutti.

«Lo sapevamo già ed è per questo che abbiamo chiesto più volte di incontrarlo per proporgli determinate soluzioni. Serve la responsabilità di tutti? Cominci a dimostrarlo lui in questa finanziaria, bloccando il turn over, i tagli e investendo su uomini e professionalità».

Alla luce dei fatti, considera Roma all’altezza di parare un attacco Isis?

«Assolutamente no. Nel 1989 la Questura aveva a disposizione 7.925 agenti, oggi 6.061, ecco la “patacca” delle nuove assunzioni. Oltretutto ci sono 3.000 poliziotti in meno rispetto al Giubileo del 2000, quando si viveva in condizioni di normalità e non avevamo conosciuto ancora il panico post 11 settembre».

Ci sono obiettivi più o meno a rischio?

«Come abbiamo visto a Parigi, ogni zona può essere considerata pericolosa. I terroristi di oggi, diversi da quelli degli anni ’70-’80, cercano il martirio. Ogni posto è un obiettivo sensibile: un ristorante, un pub, una discoteca, lo stadio, una stazione».

E le nostre forze dell’ordine sono preparate a intervenire laddove non si riesca a scongiurare il blitz dei kamikaze?

«No, come potrebbero? Per azioni di questa portata serve una preparazione diversa. E noi l’avevamo proposta al presidente Renzi. Con 6 milioni di euro l’anno i nostri agenti avrebbero potuto prender parte a un corso di formazione antiterrorismo in grado di prepararli ad impattare contro queste furie. Niente. Oggi Renzi e Alfano parlano, raccontano bugie, e intanto non hanno mai dato seguito ai nostri suggerimenti. E dire che gli sarebbe costato meno rispetto a quanto viene speso ogni anno per le pulizie a Montecitorio».

La Francia però i suoi agenti li aveva formati, all’indomani della strage al giornale satirico.

«Ma non si può pensare di non avere perdite mentre si sta lavorando per migliorarsi e crescere. Di certo, formandosi, si ha la possibilità di salvarsi ma anche di bloccare queste persone. Ma se neanche sanno sparare in movimento, come fanno ad agire? Il governo ha fatto finta di prendere un provvedimento simile, promuovendo corsi per piccole squadre, neanche una decina di agenti per provincia, ma è stato considerato insufficiente dagli stessi formatori. Non abbiamo neanche un equipaggio adeguato a rispondere agli spari delle loro armi, siamo alla canna del gas. Che governo è quello che non ascolta i professionisti del settore?».

Le 250mila cartoline del dopo Charlie Hebdo, distribuite ai semafori dagli agenti del Sap lavavetri per un giorno, sono ancora dolorosamente attuali. Mentre i terroristi continuano ad annunciare un imminente attacco a Roma, dalla Città Eterna nessun provvedimento è stato adottato per rinforzare l’apparato delle forze dell’ordine in vista dell’imminente Giubileo.

Gianni Tonelli, il Sap da mesi sta portando avanti una vera e propria battaglia pacifica per pungolare le istituzioni sull’urgenza sicurezza.

«Siamo diventati il cilicio di Renzi, Alfano e compagnia bella. E i fatti, purtroppo, ci stanno dando ragione: il nostro non era un allarme strumentale, al contrario si è rivelato quanto mai realistico. Ci siamo anche messi nei panni del governo, proponendo azioni fattibili con la logica della razionalizzazione».

Per Renzi la sfida al terrorismo durerà anni e serve la responsabilità di tutti.

«Lo sapevamo già ed è per questo che abbiamo chiesto più volte di incontrarlo per proporgli determinate soluzioni. Serve la responsabilità di tutti? Cominci a dimostrarlo lui in questa finanziaria, bloccando il turn over, i tagli e investendo su uomini e professionalità».

Alla luce dei fatti, considera Roma all’altezza di parare un attacco Isis?

«Assolutamente no. Nel 1989 la Questura aveva a disposizione 7.925 agenti, oggi 6.061, ecco la “patacca” delle nuove assunzioni. Oltretutto ci sono 3.000 poliziotti in meno rispetto al Giubileo del 2000, quando si viveva in condizioni di normalità e non avevamo conosciuto ancora il panico post 11 settembre».

Ci sono obiettivi a rischio?

«Come abbiamo visto a Parigi, ogni zona può essere considerata pericolosa. I terroristi di oggi, diversi da quelli degli anni ’70-’80, cercano il martirio. Ogni posto è un obiettivo sensibile: un ristorante, un pub, una discoteca, lo stadio, una stazione».

E le nostre forze dell’ordine sono preparate a intervenire laddove non si riesca a scongiurare il blitz dei kamikaze?

«No, come potrebbero? Per azioni di questa portata serve una preparazione diversa. E noi l’avevamo proposta al presidente Renzi. Con 6 milioni di euro l’anno i nostri agenti avrebbero potuto prender parte a un corso di formazione antiterrorismo in grado di prepararli ad impattare contro queste furie. Niente. Oggi Renzi e Alfano parlano, raccontano bugie, se ne fregano della sicurezza dei cittadini anche perché non hanno mai dato seguito ai nostri suggerimenti. E dire che gli sarebbe costato meno rispetto a quanto viene speso ogni anno per le pulizie a Montecitorio».

La Francia però i suoi agenti li aveva formati, all’indomani della strage al giornale satirico.

«Ma non si può pensare di non avere perdite mentre si sta lavorando per migliorarsi e crescere. Di certo, formandosi, si ha la possibilità di salvarsi ma anche di bloccare queste persone. Ma se neanche sanno sparare in movimento, come fanno ad agire? Il governo ha fatto finta di prendere un provvedimento simile, promuovendo corsi per piccole squadre, neanche una decina di agenti per provincia, ma è stato considerato insufficiente dagli stessi formatori. Non abbiamo neanche un equipaggio adeguato a rispondere agli spari delle loro armi, siamo alla canna del gas. Che governo è quello che non ascolta i professionisti del settore?».

DI Silvia Mancinelli

Fonte IL TEMPO

Roma, 15 novembre 2015