Lo scenario/Espulsioni e prevenzione, il piano del Viminale, allerta al 2° livello

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La realtà è che nessun paese è immune: Roma come il resto d’Italia. E che nella guerra di distruzione lanciata dai miliziani della bandiera nera, è impossibile definire con certezza quali siano gli obiettivi sensibili. A chiarirlo sono i nostri 007, ma anche il ministro dell’interno Angelino Alfano e il premier Matteo Renzi, che sottolineano quanto questo renda necessario alzare il livello di guardia. E ieri mattina, dopo i fatti di Parigi, il Viminale, l’Antiterrorismo e le forze di polizia, riuniti nel Comitato per l’ordine pubblico e la sicurezza, hanno predisposto un piano di contrasto che va molto oltre quello già ipotizzato per i grandi eventi di Expo e del Giubileo. L’allerta è stata elevata al II livello e permette l’entrata in azione dei corpi speciali militari dei Gis e dei Nocs, «in assetto operativo». Inoltre è stato stabilito che vengano effettuati controlli più stretti, frontiere blindate, espulsioni mirate, monitoraggio delle carceri, perquisizioni a tappeto nei luoghi dove si annida l’integralismo.
I DATI DEI PASSEGGERI
Il Viminale ha chiesto verifiche straordinarie a tutti i prefetti e ha schierato i primi 700 soldati a protezione di Roma, la città che, con l’apertura dell’Anno Santo, è indicata tra i possibili prossimi obiettivi dai sostenitori dell’Is. È quasi certo, poi, che questa volta verrà autorizzata anche in Italia l’acquisizione dei dati dei passeggeri del trasporto aereo, il Programma secure flight, già effettivo in America. «Vi è una minaccia accresciuta – sottolinea Alfano – anche se non sorretta da elementi concreti e specifici sul nostro paese».
In attesa di avere maggiori dettagli dalle autorità francesi, l’intelligence legge le sparatorie per le strade parigine, le esplosioni fuori allo Stade de France, i kamikaze al Bataclan, come segnali chiarissimi. E conferma che sebbene la realtà sia diversa dalla nostra, nessuno è al sicuro. I terroristi puntano a distruggere i valori dell’occidente prima ancora che le persone, e sono ormai in grado di colpire ovunque e in ogni momento. Per questo al Comitato nazionale convocato d’urgenza, ha partecipato anche il premier Renzi, mentre il capo dello Stato Sergio Mattarella è stato tenuto costantemente informato su quanto veniva deciso. Perché è necessario che le istituzioni lavorino compatte.

Ieri sera, poi, è circolata una notizia secondo la quale ci sarebbero state specifiche minacce indirizzate proprio all’Italia. L’indiscrezione è stata smentita da Palazzo Chigi, anche se si sarebbe basata più su un’analisi dei fatti che non sulla conoscenza di una minaccia concreta. Soprattutto perché i tweet veicolati sul web dove si annunciavano attentati a Roma, Milano e Washington, sarebbero, in realtà, vecchi messaggi lanciati da Al Adnani, portavoce dell’Isis, e sarebbero datati 2014.

IL “FORMAT”
L’Italia, dunque, mette in campo tutte le sue forze, cosciente che è impossibile garantire la sicurezza assoluta. «Non possiamo escludere niente, chi dice che siamo al sicuro sbaglia», conferma il presidente del Copasir Giacomo Stucchi. Ma c’è un altro aspetto che inquieta l’intelligence e l’antiterrorismo: una «modalità nuova e preoccupante» d’azione. «C’è stato un upgrade, probabilmente chi ha agito era eterodiretto», è ancora la tesi di Stucchi. Infatti dalle informazioni finora a disposizione – chiarisce uno 007 – «sono entrati in azione terroristi homegrown e reduci dai teatri di guerra, soggetti provenienti delle banlieue e veterani di decine di battaglie, tutt’altro che sprovveduti. Una miscela esplosiva che pesca nel qaedismo e nell’Is e che ha una forte capacità di seminare terrore su obiettivi altamente simbolici del vivere occidentale».

Un “format” su cui si dovrà molto lavorare poiché, è la convinzione dei servizi, «è poco probabile che non si ripeta in altri paesi o nella stessa Francia». La minaccia «contemporanea, plurilocalizzata, suicidiaria, ramdomica» è una realtà con cui dovremo convivere a lungo». Per questo bisognerà registrare le “falle” nella rete informativa: «gli 8 che sono stati uccisi non possono aver fatto quello che hanno fatto tutto da soli. Noi abbiamo una rete che finora ha funzionato – continua lo 007 – ma come tutte le reti, per quanto le stringi, hanno sempre dei buchi».

RISCHI ALTI
Nessun paese è a rischio zero, quindi. Perché – ribadisce Alfano – «lo sforzo di prevenzione che abbiamo messo in campo può ridurre i rischi ma non può eliminarli con certezza». L’unica arma veramente efficace, seppur non risolutiva, resta quella della prevenzione. «Che finora ha funzionato», sottolinea ancora il ministro ricordando i 55 estremisti espulsi dall’inizio dell’anno, l’ultimo stamattina, e le 540 perquisizioni nei confronti di soggetti che avevano a che fare con il terrorismo. Non a caso le misure decise – già scattate per Roma, Milano e Torino e poi estese a tutta Italia – vanno in questa direzione: un «controllo strettissimo» dei valichi di frontiera, in particolar modo con la Francia, e un rafforzamento della presenza delle forze di polizia sul territorio.

 

di Cristiana Mangani

Fonte IL MESSAGGERO

Roma, 16 novembre 2015