Epatite C, la speranza in una pillola: «Grandi risultati dopo 12 settimane»

E’ in dirittura d’arrivo una nuova era di regimi terapeutici semplici, di minore durata e con un buon profilo di efficacia e tollerabilità per ampie popolazioni di pazienti con Epatite C.
Al “The Liver Meeting” (AASLD), il congresso americano sul fegato, un numero considerevole di studi clinici conferma l’efficacia e il profilo di sicurezza della coppia grazoprevir/elbasvir di MSD.

Una sola pillola con associazione fissa di 2 nuovi antivirali diretti, in monosomministrazione giornaliera, senza interferone e nella maggior parte dei casi anche senza ribavirina, con cicli terapeutici di breve durata, maneggevoli e scarsamente tossici.
«Con queste molecole si aprono nuovi possibili scenari di efficacia senza la tossicità della ribavirina e dell’interferone, anche per i pazienti più difficili della nostra pratica clinica – sottolinea il professor Carlo Federico Perno, virologo all’Università Tor Vergata di Roma – l’errore più grave però è la visione “messianica” delle nuove terapie. Non esiste il farmaco “perfectovir” che funziona su tutti allo stesso modo. I medici devono personalizzare la terapia in base ai pazienti e in questa capacità la scuola italiana è all’avanguardia nel mondo».

In diversi studi di fase 2 e 3 le due molecole hanno mostrato buoni profili di efficacia e sicurezza in popolazioni di pazienti trasversali, con genotipi e necessità terapeutiche diverse, inclusi i pazienti con cirrosi, co-infezione HIV-HCV, insufficienza renale cronica o che hanno fallito precedenti regimi terapeutici, anche con inibitori delle proteasi di prima generazione. Nella maggior parte dei pazienti la risposta virologica sostenuta supera il 90%, dopo 12 settimane di trattamento.

18 novembre 2015

IlMattino

ER