La storia di Giuseppe Dosi, il poliziotto artista che inventò l’Interpol italiana

giuseppedosi
”Giuseppe Dosi, il poliziotto artista che inventò l’Interpol italiana” è il titolo del libro presentato questa mattina a Roma, presso la Scuola Superiore di Polizia.

Uomo di cultura, integerrimo e di talento che ha lasciato il segno come pubblico funzionario nelle vicende della società dei suoi tempi.

Il testo racconta la storia di un poliziotto speciale che durante il suo servizio (dal 1912 al 1956) ha ricoperto, fin da subito, importanti incarichi anche in ambito internazionale.

Inoltre, per la sua capacità di investigare utilizzando travestimenti e false identità, tecnica da lui ideata e chiamata “fregolismo detectivistico”, fu incaricato di seguire molte indagini tra cui quelle riguardanti gli efferati delitti di alcune bambine, avvenuti a Roma tra il 1924 ed il 1927.

Questa indagine però segnerà la sua vita: di quei gravi delitti è accusato ingiustamente Gino Girolimoni, ma le indagini di Dosi vanno verso un anziano pastore anglicano, che, per ragioni di convenienza politica, riuscì ad evitare il processo e a rifugiarsi in Sudafrica. La determinazione di Dosi sul caso lo porta ad inimicarsi i suoi superiori e, provocando l’ostilità dei vertici del regime, fu trasferito in altre città italiane.

Considerato inoltre un soggetto pericoloso, fu dispensato dal servizio, arrestato e rinchiuso nel Carcere di Regina Coeli per poi essere recluso, fino al 1941, nel Manicomio Criminale di S. Maria della Pietà di Roma.

Dopo la liberazione di Roma del 4 giugno del 1944, su sua iniziativa, recuperò dalle fiamme ciò che restava dell’archivio della prigione delle SS di via Tasso, mettendolo a disposizione del Comando Alleato.

Assunto come Special investigator nel Counter Intelligence Corp (Cic), l’agenzia segreta dell’esercito degli Stati Uniti, sarà il testimone d’accusa in molti dei processi per crimini di guerra commessi dai nazifascisti durante l’occupazione della Capitale. Nel 1946 fu decorato della Medal of Freedom.

Reintegrato nell’Amministrazione della PS, fu nominato direttore dell’Ufficio Centrale di Polizia Criminale. A Dosi si deve l’ideazione della sigla Interpol. Come direttore della Interpol italiana si occupò di numerose problematiche di polizia internazionale. Di alcune di esse si fece portavoce anche come rappresentante dell’Italia all’ONU.

Nell’ottobre 1954 gli fu affidata l’organizzazione a Roma della XXIII Assemblea Generale dell’Interpol cui parteciparono 55 delegazioni di Polizia estere.

Pochi come lui, nel delicato periodo del secondo dopoguerra, seppero adoperarsi in ambito internazionale, con determinazione e impegno, per accrescere il prestigio e la considerazione verso la Pubblica Sicurezza, puntando con convinzione sul rafforzamento della cooperazione di tutte le Polizie, quale migliore ed efficace antidoto nella lotta contro ogni forma di criminalità transnazionale.

Nel febbraio del 1956 fu posto in congedo da questore per raggiunti limiti di età e morì nel 1981, all’età di 90 anni.

Il libro, a cura del primo dirigente della Polizia di Stato Raffaele Camposano, sarà scaricabile dalle prossime settimane sul nostro sito.

19 novembre 2015

fonte PoliziadiStato