Terrorismo, il generale Mori: “L’intelligence italiana? Ha problemi”

mario mori

ESCLUSIVO/ Il generale Mario Mori, a lungo impegnato nell’antiterrorismo ed ex direttore del Sisde, analizza i rischi legati all’Isis.

Il generale Mario Mori, a lungo impegnato nell’antiterrorismo ed ex direttore del Sisde, analizza i rischi legati all’Isis in un’intervista ad Affaritaliani.it.

Generale Mori, come deve rispondere l’Europa agli attentati di Parigi?

La prima cosa da fare è coordinare meglio la trasmissione delle varie informazioni tra i servizi dei diversi paesi. Purtroppo finora i vari servizi hanno sempre avuto delle remore a rendere partecipi delle loro attività e delle informazioni in loro possesso i servizi degli Stati amici. E’ necessario che i vari governi si rendano conto che ci troviamo di fronte a un pericolo davvero grave e devono dare ai servizi l’ordine di collaborare in maniera effettiva.

Ci sono delle responsabilità delle intelligence europee su questi attacchi?

Ogni intelligence ha la propria storia fatta di successi e insuccessi. Ognuno deve fare mea culpa. Credo però che in questa situazione le responsabilità maggiori non siano dell’intelligence francese ma di quella belga. Il Belgio ha coltivato in una parte rilevante della propria capitale un centro di integralismo islamico che ha lasciato prosperare. Poi certo l’intelligence francese ha molti problemi, causati in buona parte dalla recente riforma che con un ricambio generazionale direi quasi violento ha messo in ginocchio competenze e trasmissione dei dati.

In Italia come funziona l’intelligence?

I servizi italiani funzionano come possono. Non è che godano di ottima salute. Questo a causa della disattenzione di buona parte del mondo politico. In Italia ci si ricorda dei servizi solo quando c’è qualche attentato. Prima delle tragedie non si fa nulla. Ma per avere dei buoni servizi c’è bisogno di tutele e investimenti perché i servizi hanno bisogno di uomini, mezzi e dotazioni.

Dal punto di vista esterno, intensificare i bombardamenti è una reazione corretta da parte dell’Occidente?

Questo è un tipo di guerra asimmetrica. I bombardamenti servono davvero quando ci sono obiettivi infrastrutturali. In quel caso allora si possono distruggere le strutture economiche e industriali. Ma nel caso dell’Isis non è così. Ci troviamo di fronte a strutture militari molto frastagliate che non vengono scalfite più di tanto dai bombardamenti. Il rischio è quello di buttare le bombe su delle tende e su dei greggi di pecore. Se vogliamo risolvere davvero la situazione allora bisogna prendere in considerazione l’idea di scendere sul terreno.

Un’eventuale azione militare può avere una guida russa?

Putin ha avuto un colpo d’ala molto intelligente. Ha preso l’iniziativa e si è messo in una posizione di vantaggio rispetto agli altri. Ora se vuoi fare qualcosa devi per forza fare i conti con lui.

L’Fbi ha segnalato dei rischi anche per l’Italia. Come bisogna agire sul fronte interno?

Mantenere la calma è molto difficile, anche perché c’è una proliferazione di falsi allarmi davvero esagerata. Credo che alcune persone andrebbero perseguite, in Italia c’un reato che si chiama “procurato allarme”. Ho visto gli allarmi dell’Fbi che tra l’altro riporta non una sua fonte ma una fonte della Dea. Allo stato mi pare non ci sia nulla di concreto e allora anche qui è procurato allarme.

Crede che la vita nelle città occidentali prenderà una piega da Medio Oriente?

Siamo abituati a preoccuparci per una ventina di giorni quando c’è un attentato, poi ce ne dimentichiamo. Credo però che dovremmo abituarci a vivere come fanno in Israele, convivendo con un nemico che non recede e al quale dobbiamo per forza di cose tagliare le gambe.

di Lorenzo Lamperti

Fonte AFFARITALIANI

Roma, 19 novembre 2015