Alla Défense, quartiere degli affari nel mirino della jihad

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Più controlli. “Abaaoud ucciso? Non cambia, altri lo imiteranno”.

Il passo è svelto, la pausa pranzo dura poco. Ma c’è chi trova comunque il tempo di parlare delle ultime notizie che riguardano proprio il quartiere, la Défense, alla periferia ovest di Parigi, indicato come possibile obiettivo del diabolico piano terroristico di Abaaoud Abdelhamid.

“Non mi stupisce che la Défense fosse nel mirino, è un posto molto affollato”, commenta Audrey, 34 anni, una dei 150 mila impiegati che ogni giorno popolano gli uffici di grandi società nei grattacieli attorno all’Arche de la Défense. Un flusso quotidiano di persone che sbucano dalle linee della metro o dell’Rer, in questi giorni perennemente rallentate dal susseguirsi di ‘allarmi bomba’ o ‘pacchi sospetti’.

La conferma che tra le vittime del blitz antiterrorismo a Saint-Denis ci sia proprio la ‘mente’ degli attacchi del 13 novembre arriva in questi minuti. “Davvero è morto? Ma non cambierà nulla, perché ce ne saranno altri pronti ad attaccare”, dicono quasi rassegnate, nonostante i loro 20 anni, Lindsay e Sandy, quest’ultima commessa in un negozio di prodotti di bellezza nell’immenso centro commerciale Les Quatre Temps. Con i suoi 230 negozi e ristoranti e i suoi 45 milioni di visitatori all’anno, Les Quatre Temps è il principale centro commerciale di Francia: quattro piani, un intreccio di scale mobili e ascensori, un dedalo di corridoi illuminati a giorno dalle decorazioni di Natale.

Un gigante che soffre, stando a qualche ristoratore che da venerdì scorso ha visto diminuire drasticamente il flusso dei suoi clienti: “Siamo passati da 800 coperti a 300 in un giorno solo”. Agli ingressi è stata aumentata la presenza di vigilantes, che ispezionano borse e zainetti ‘a vista’, ma senza potere – per legge – metterci le mani. A qualcuno viene chiesto di aprire il cappotto, ma il personale di sicurezza non può perquisire fisicamente le persone. “Questi controlli sono rassicuranti, almeno sappiamo che qualcuno vigila – continua Audrey -. In momenti come questi siamo tutti ben disposti a collaborare di più, ne va della nostra sicurezza”. Qualcuno si lamenta invece per il fatto che siano troppo “blandi”: “Non bastano i controlli a vista. Se non mi puoi perquisire, posso nascondermi qualsiasi cosa addosso”.

“Non c’è controllo che tenga, visto che i terroristi potrebbero agire ovunque”, chiosa infine Josselin, 27 anni, un lavoro in una nota banca francese. “Se deve capitare, capita”, commenta, fatalista. Il suo collega, Manuel, riceve un messaggio dalla fidanzata su una presunta presenza di “uomini armati” nel supermercato del secondo piano. E’ uno dei tanti allarmi che si riveleranno falsi, ma che tradiscono lo stato d’animo dei parigini in questi giorni. Sul ‘parvis’, il viale che divide in due il quartiere e che porta lo sguardo fino al lontano Arco di Trionfo, le bandiere francese ed europea sono ancora a mezz’asta in segno di lutto. La tragedia di venerdì, con i suoi 130 morti, aveva bloccato i lavori per l’apertura del mercatino di Natale prevista per oggi: gli operai si danno da fare per completare gli stand a forma di piccoli chalet, entro domani o sabato al massimo.
Fonte Ansa

Roma, 22 novembre 2015