Non scherziamo signor Questore

Nicolò D’Angelo

Apprendiamo con stupore che la autorità competenti sanno essere solerti quando si tratta di identificare persone che “nel corso di trasmissioni televisive” avrebbero reso “dichiarazioni che recano un grave pregiudizio all’immagine della Polizia di Stato, alimentando la percezione di insicurezza dei cittadini che hanno il diritto di riconoscere nell’istituzione Polizia quella trasparenza ed affidabilità che rappresentano ogni giorno il credo di migliaia di donne e uomini della Polizia di Stato”. La questura di Roma ha aperto un fascicolo a carico di queste persone che si sono dichiarate appartenenti alla Polizia di Stato.  Il motivo del nostro stupore è semplice: finalmente qualcuno si preoccupa dell’immagine offerta dalla Polizia di Stato e della “percezione di insicurezza dei cittadini”. Non è però questo, a nostro parere, il modo giusto per intervenire. Non sono certo le opinioni espresse in una trasmissione televisiva a rovinare l’immagine delle Forze dell’Ordine. Non quanto le carenze strutturali, i problemi economici, le condizioni disumane in cui sono costretti a vivere gli stessi poliziotti, alle prese con divise vecchie, auto senza benzina, nessun appoggio da parte del governo nel combattere i fenomeni di criminalità micro e macro. Punire i reati di opinione è fascismo, cercare di ascoltare e risolvere i problemi della Polizia di Stato invece è rispetto. La questura di Roma cosa preferisce?

di Massimo Martini

Roma, 26 novembre 2015