SOCIETÀ RECUPERO CREDITI: CHE SUCCEDE SE NON PAGHI

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Contrariamente a quanto fanno credere gli operatori dei call center al telefono, incaricati dalle società di recupero credito di contattare i debitori per i solleciti di pagamento, non è vero che, in caso di persistente morosità del debitore, arriva l’ufficiale giudiziario a mettere in vendita la casa o a disporre il “blocco” dello stipendio. Il terrorismo psicologico di tali aziende è stato più volte sanzionato dall’antitrust e dai giudici di mezza Italia, specie laddove si spinge a vere e proprie offese, spesso con toni intimidatori e minacciosi. È bene, dunque, fare chiarezza su quelli che sono gli effettivi compiti delle società di recupero credito e fin dove si possono spingere i loro poteri.

Le società di recupero crediti non svolgono (né potrebbero mai svolgere) attività giudiziale: in buona sostanza operano con semplici solleciti di pagamento che, se sono scritti, possono tutt’al più avere l’effetto di interrompere i termini di prescrizione del credito. L’attività di recupero crediti giudiziale – quella, cioè, che si sostanzia con un procedimento in tribunale – è di esclusiva dei soli avvocati, i quali non possono essere dipendenti di tali società commerciali. L’avvocato è un libero professionista che opera da solo o all’interno di studio associati o di associazioni professionali; egli, quindi, non opera all’interno dei call center, benché molti operatori si presentano come avvocato o dottori in giurisprudenza. In tal caso sono solo laureati in legge che hanno scelto di non esercitare l’attività forense e non sono iscritti all’albo. Prima, dunque, dell’intervento di una lettera di uno studio legale, si rimane nella sola attività stragiudiziale, quella cioè fuori dalle aule dei tribunali.

Per procedere al successivo step, quello cioè della riscossione coattiva, con l’esecuzione forzata e il pignoramento è necessaria una previa fase di “accertamento del credito”: in buona sostanza le prove dell’esistenza di un contratto tra le parti e dell’omissione di pagamento devono essere sottoposte a un giudice che, a seguito di una causa ordinaria o con un procedimento abbreviato di ingiunzione di pagamento (cosiddetto “decreto ingiuntivo”), ordina al debitore il pagamento della somma non corrisposta. La sentenza o il decreto ingiuntivo sono detti “titoli esecutivi” e consentono al creditore di avviare la riscossione coattiva. Dunque, senza il titolo esecutivo, il creditore non può procedere al pignoramento. Fa eccezione il contratto di mutuo stipulato davanti a un notaio: in tal caso l’atto pubblico è già titolo esecutivo e, quindi, consente al creditore di avviare direttamente l’esecuzione forzata dopo il sollecito del recupero crediti. Stessa sorte per assegni e cambiali, anch’essi da considerare titoli esecutivi.

Quindi, sintetizzando, la procedura per il recupero del credito è la seguente:

– la società creditrice affida la fase stragiudiziale alla società di recupero crediti che, attraverso diffide scritte o solleciti telefonici, invita il debitore a pagare. L’eventuale “esattore” (come suggestivamente gli operatori dei call center li chiamano) sono solo soggetti privati, con mandato della società di recupero crediti, che si presentano a casa del debitore per sollecitare verbalmente il pagamento. Non si ha l’obbligo di aprire loro e se questi ultimi si presentano con credenziali differenti, dichiarando di essere ufficiali giudiziari, scatta il reato di violazione di domicilio;

– se il debitore non paga e il creditore è già munito di un titolo esecutivo (un contratto di mutuo, un assegno, una cambiale, una sentenza) quest’ultimo dovrà prima notificare un precetto e, dopo 10 giorni, potrà ricorrere all’ufficiale giudiziario, individuando il tipo di pignoramento che intende avviare.

Esistono quattro tipi di pignoramenti: si possono cioè pignorare i beni mobili presso il debitore (compreso il denaro contante eventualmente rinvenuto, i gioielli e gli oggetti di valore); si può procedere al pignoramento diretto dell’automobile attraverso l’iscrizione del vincolo nel PRA; si può avviare il pignoramento presso terzi (ossia dello stipendio, della pensione, del conto corrente bancario o di qualsiasi altro credito vantato dal debitore nei confronti di terzi soggetti come, per esempio, dei suoi clienti); infine c’è il pignoramento di beni immobili;

– se il debitore non paga, ma il creditore è privo di titolo esecutivo, si dovrà necessariamente passare alla fase giudiziale. A questo punto:

I) se il creditore è munito di una prova scritta del proprio credito (per es. un contratto, una fattura, una bolletta, ecc.) potrebbe richiedere un decreto ingiuntivo, ossia un ordine di pagamento da parte del giudice (tribunale o giudice di pace, a seconda dell’importo). In tal caso il decreto va notificato al debitore il quale ha 40 giorni di tempo per decidere se pagare o meno. Se decide di non pagare, può scattare l’esecuzione forzata; diversamente può decidere di fare opposizione e, in tal caso, si instaura una causa ordinaria;

II) se il creditore non è munito di una prova scritta, deve avviare una causa ordinaria, solo all’esito della cui sentenza potrà agire in esecuzione forzata e pignoramento.

26 novembre 2015