Difende un disabile, viene pestato nell’indifferenza dei passanti

«Sono stato aggredito, sotto gli occhi di tutti, e nessuno ha fatto niente. Stavo difendendo un disabile da un pestaggio». quanto afferma E. V. al Resto del Carlino. Pensionato e una vita da sindacalista, l’uomo è stato preso di mira e picchiato, spintonato e preso a calci nel tardo pomeriggio di Domenica.

Macerata – «Stavo salendo da via dei Velini – racconta al quotidiano –, verso corso Cavour, quando ho visto che un uomo, intorno ai 30-35 anni, stava prendendo a calci un uomo che vive in zona, un disabile psichico. Lo seguiva e gli dava dei calci, da dietro. Mi sono avvicinato e gli ho detto «Lascialo perdere, cosa fai? Non vedi che stai picchiando un invalido?» A quel punto, l’aggressore si è accanito su di me. Mi ha chiamato mongoloide (sono invalido), mi ha insultato in vari modi, ha iniziato a darmi spintoni. Mi sono reso conto, a sentirlo parlare, del fatto che il ragazzo avesse un accento straniero, probabilmente dell’Est» e ancora «Il mio aggressore non la finiva più – continua -, mi ha seguito, ha continuato a insultarmi, a prendermi a spintoni e a calci fino in corso Cavour. Ma l’aspetto più assurdo di tutta la vicenda, che mi ha lasciato e mi lascia dentro una grande amarezza, è il fatto che nessuno si sia degnato di aiutarmi. A quell’ora i marciapiedi erano pieni di passanti. Prima ho chiesto aiuto a una coppia, ma i due non hanno fatto una piega. Poi, in corso Cavour, ho di nuovo chiesto soccorso, stavolta a una coppia di fidanzati, ma niente, nessuno si è mosso. Quel giorno, mi sono trovato faccia a faccia con l’indifferenza totale. Mi vergogno moltissimo per quanto ho subito, e ancora di più per il comportamento delle persone che mi circondano. Mentre quel ragazzo continuava ad aggredirmi e la gente stava a guardare, mi sono chiesto cosa siamo diventati. Per sfuggire al mio aggressore, ho tentato di rifugiarmi al bar da Ulderico, ma era chiuso. Allora mi sono buttato in mezzo alla strada, tra i veicoli in movimento, ho pensato a un certo punto che quello fosse l’unico modo per fermarlo. Così sono riuscito a seminarlo. Sono entrato in chiesa ma era troppo nervoso per seguire la messa. Lì c’era mia moglie, siamo andati via subito insieme. Una volta a casa, ho segnalato l’episodio ai carabinieri».

 

Laura Cipo