I 10 conflitti da monitorare nel 2016 secondo l’International Crisis Group

Fine della tregua in Libia. Americani invitati a lasciare il PaeseL’organizzazione non governativa International Crisis Group, che dal ’95 svolge un ruolo di ricerca e analisi dei conflitti in un’ottica di prevenzione e risoluzione di questi, ha stilato un elenco delle 10 guerre da monitorare nel 2016.

Le guerre selezionate dall’Ong, sono quelle che stando al report, rischiano di avere le conseguenze umanitarie peggiori.

Il comunicato inserisce tra i conflitti a cui prestare maggior attenzione, prima di tutti, quello in atto in Siria e Iraq. La crisi viene definita la più grave a livello mondiale, il conflitto ha già provocato oltre 11 milioni di profughi e 250mila morti. Il coinvolgimento delle potenze occidentali, della Russia, dei Paesi mediorientali e la presenza dell’Isis sembrano essere ulteriori fattori che possono condurre verso un acuirsi della situazione.

Il secondo conflitto segnalato è quello tra Ankara e il Pkk. La Turchia rientra infatti nei dieci Paesi maggiormente a rischio e la motivazione è dovuta all’aumento degli scontri e delle vittime tra i curdi e le truppe di Erdogan. Una situazione che stando al report potrebbe inasprirsi nel caso si verificasse un’alleanza transfrontaliera tra le diverse fazioni curde, che quindi con maggior potenza rivendicherebbero la creazione di uno stato autonomo.

Al terzo posto è presente lo Yemen dove sciiti e sunniti si combattono da mesi e proprio nelle ultime ore c’è stata un’escalation di violenza dovuta all’esecuzione dell’Imam sciita in Arabia.

Poi l’elenco identifica quattro conflitti africani. A nord è segnalata la Libia, dove la situazione d’emergenza e di scontri è continua anche in seguito al consolidarsi nella regione dello Stato Islamico. Per quel che concerne l’Africa sub sahariana le tre aree prese in considerazione sono quella del Sud Sudan, del Burundi e del Lago Ciad. Il più giovane stato dell’Africa sta attraversando dal 2013 una guerra civile ed etnica che ha provocato 2milioni e mezzo di profughi e decine di migliaia di morti, il Lago Ciad è divenuto invece il centro degli scontri tra Boko Haram e la coalizione internazionale che lo fronteggia. Infine il Burundi, che da aprile vede fronteggiarsi i governativi di Nkurunziza con l’opposizione, e sembrano riaffiorare ogni giorno di più gli spettri di un passato di morte che ha caratterizzato la storia recente del Paese.

Non manca nell’elenco l’Afghanistan, Paese che è in balia di una guerra ormai decennale. Viene inoltre segnalata come zona di rischio anche l’area del Mar cinese meridionale, nella quale le contrapposizioni tra Stati Uniti e Cina hanno raggiunto livelli di tensione molto alti. Infine, ultimo Paese considerato sensibile è la Colombia, la terra della più longeva guerriglia del continente. E nonostante la prosecuzione dei colloqui di pace tra Farc e governo a l’Avana, un vera e propria cessazione delle ostilità nel paese latinoamericano non sembra arrivare.

10 gennaio 2016

IlGiornale