Intervista a tutto campo all’ex Vice Capo della Polizia Fulvio della Rocca su contrasto alla criminalità ed al terrorismo

Intervista a Fulvio della Rocca, ex Vice Capo della Polizia, sulla Cooperazione Internazionale di Polizia per il contrasto alla criminalità ed al terrorismo

dellarocca

E’ stato intervistato l’ex questore di Roma e vice capo della Polizia Fulvio della Rocca, che ha voluto informarci della situazione in merito alla cooperazione internazionale di Polizia per contrastare la criminalità ed il terrorismo.

Cosa s’intende per Cooperazione Internazionale di Polizia?

E’ un servizio oggi assolutamente fondamentale per lo sviluppo dell’attività di Polizia, sia preventiva che giudiziaria. Nell’ambito della Direzione Centrale della Polizia Criminale, che ho diretto fino a pochi mesi fa, opera lo SCIP, organo che cura i collegamenti con le polizie di tutto il mondo, attraverso i canali Interpol ed Europol in particolare.

Gestisce una sala operativa apposita che opera 24 ore su 24 in collegamento sia con gli esperti della sicurezza italiani dislocati nei vari paesi, sia con gli organismi di Polizia. Si pensi che vengono trattati quotidianamente oltre 800 messaggi di varie tipologie, come ricerche, arresti, alert, latitanti e terrorismo.

Di chi si avvale lo SCIP?

Lo SCIP, come tra l’altro tutta la Criminalpol, è un Servizio interforze, ovvero si avvale di personale della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri, della Guardia di Finanza, della Forestale e da ultimo anche di ufficiali della Guardia Costiera. Questi ultimi, nella sala operativa di cui si è detto, monitorano il traffico navale nelle aree di crisi del Mediterraneo.

Qual è la funzione degli esperti della sicurezza (ufficiali di collegamento)?

Hanno compiti di grande rilievo nei rapporti con le altre Polizie, ma anche con le nostre sedi diplomatiche all’estero. Nell’ultimo periodo importantissima è stata l’attività informativa svolta dai predetti funzionari. Ricordo in particolare quella esplicata a Parigi in occasione degli attentati terroristici contro la rivista Charlie Hebdo, allorchè le puntuali notizie che venivano diramate, hanno consentito anche alle nostre forze di Polizia di adottare tempestive contromisure. Analogamente è accaduto in Tunisia, in occasione dell’attentato al Museo del Bardo. Gli ufficiali di collegamento rappresentano un punto nevralgico nella ricerca e nella cattura di latitanti della criminalità organizzata e non che si rifugiano in paesi stranieri, cambiando identità e a volte anche fisionomia. Un risultato assolutamente straordinario è stato la recente cattura del camorrista Pasquale Scotti, condannato all’ergastolo e latitante da ben 31 anni: si pensava fosse morto, ma la Polizia italiana, nei suoi organi investigativi-lo SCO, la Squadra Mobile di Napoli e la Criminalpol attraverso lo SCIP-non hanno mai smesso di ricercarne le tracce e infatti sono riusciti, con la preziosa collaborazione dei colleghi brasiliani, a rintracciarlo ed arrestarlo nei pressi di Recife in Brasile.

Quali sono i rapporti con l’autorità giudiziaria?

L’autorità giudiziaria trova nel servizio di Cooperazione Internazionale una sponda importantissima per definire indagini spesso molto complicate (si pensi al traffico internazionale di stupefacenti o al riciclaggio di denaro sporco da parte delle organizzazioni mafiose). Con le Procure Generali, responsabili dei procedimenti di estradizione, esiste poi un collegamento diretto e produttivo.

Qual è la capacità di intervento dell’apparato di Polizia italiano nel contrastare eventuali azioni nel nostro Paese?

L’intelligence di Polizia e Carabinieri, ma anche quella dei nostri Servizi, è di primordine. Infatti già da tempo sono state predisposte ed attuate, anche di concerto con l’autorità giudiziaria, misure preventive e repressive molto efficaci: conoscenza di personaggi collegati al fondamentalismo terrorista, controllo di luoghi di riunione e procedure di espulsione degli stessi ove non risulti la commissione di atti penalmente perseguibili.

Il nostro antiterrorismo-Polizia e Carabinieri-viene da una lunga e tormentata esperienza che non ha eguali in altri paesi, come il contrasto alle Brigate Rosse. Nei confronti di questo sodalizio e dei gruppi similari, che hanno provocato tantissimi lutti, si è ottenuta una vittoria totale ascrivibile alla determinazione e alla professionalità dell’Autorità Giudiziaria e delle Forze dell’Ordine, che hanno operato spesso con grave rischio per l’incolumità personale, non mancando di lasciare numerose vittime sul campo. Questo risultato, come altri rispetto a fenomeni criminali, come sequestri di persona e anche contrasto alle Mafie, ci viene per altro ampiamente riconosciuto dagli organi di Polizia degli altri paesi.

Quali sono le sue valutazioni in merito a quanto recentemente successo a Parigi?

Il terrorismo dell’ISIS è sicuramente difficile da affrontare per la sua imprevedibilità nell’individuazione degli obiettivi e perché i terroristi stessi sono votati al sacrificio personale e quindi in un qualche modo hanno cambiato le “regole del gioco”. Inoltre non danno alcun valore alla vita umana e dimostrano un odio profondo per la cultura ed il modo di essere occidentale. In Francia ed in Belgio poi si è dovuto registrare che hanno operato elementi che hanno vissuto nelle periferie delle grandi città, dimostrando un’approfondita conoscenza dei luoghi e degli usi. E’ opportuno pertanto procedere con sempre maggiore attenzione alle misure preventive di Polizia, con un presidio più oculato e diffuso sul territorio, considerando in particolare i luoghi di aggregazione della gente comune. L’attività investigativa e di intelligence deve fare un ulteriore salto di qualità e di professionalità: ci sono già le intercettazioni telefoniche ed ambientali, ma deve anche essere puntualissima la comprensione delle stesse. E indubbio infine che i paesi occidentali abbiano avvertito con colpevole ritardo la reale portata della minaccia di questo nuovo integralismo islamico.

Roma, 6 gennaio 2016

Redazione