MANCINI, NON TI OFFENDERE: ANCHE I “FINOCCHI” SONO UOMINI COME TE

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Due turni di squalifica in Coppa Italia e ammenda di 20.000 euro.

C’è un giudice a Roma. Gianpaolo Tosel, giudice sportivo, non si è fatto intimidire dalla grancassa mediatica avviata da Roberto Mancini e continuata su giornali e tv, derubricando gli insulti del tecnico del Napoli Maurizio Sarri a semplice “impeto”. Non c’è razzismo, discriminazione, omofobia, sessismo.

Non era facile. Cedere alle sirene del politicamente corretto per non essere accusati di omertà, superficialità, chiusura di mente, è una tentazione irresistibile per tanti, giudici compresi.

Invece, Gianpaolo Tosel ha valutato la vicenda per quella che è stata veramente: un litigio in un campo di calcio nel finale di una gara tesa, Napoli-Inter, quarti di finale di Coppa Italia.

Qualcosa che “non sarebbe dovuto uscire da lì”, non per omertà ma per cultura sportiva. Nel rettangolo di gioco ci si insulta, ci si minaccia, si fanno riferimenti anche personali, per poi dimenticare tutto al triplice fischio, prendersi una birra e scusarsi reciprocamente. Anche questo è sport e l’omertà non c’entra.

Addetti ai lavori, giornalisti, opinionisti, istituzioni, possono anche lavorare per combattere un certo tipo di subcultura sportiva, che tende a distinguere tra “uomini veri” identificati come persone con “attributi” e chiunque non sia adatto a reggere pressioni o stress bollato come “femminuccia” o “checca” (diminutivo di Francesca, quindi sintomatico di un retaggio che ritiene certi atteggiamenti come peculiari del sesso femminile. Sessismo, puro).

Si potrà anche cambiare il linguaggio dei campi da calcio, probabilmente il caso sarà oggetto di interrogazioni parlamentari. Ma in troppi non hanno capito che replicare “Nel calcio funziona così” non è un appello all’omertà, ma solo una normale constatazione di chi i campi li ha calcati, vissuti, come atleta o come giornalista. Lo dovrebbe sapere anche Roberto Mancini.

Rendere pubblici gli insulti di Sarri è stato sicuramente un gesto inelegante, tutt’altro che coraggioso o volto a denunciare una discriminazione subita. L’intento è stato solo quello di mettere in difficoltà e cattiva luce un collega, un avversario, un rivale che sta pericolosamente contendendo lo scudetto all’Inter.