Confessioni sul mio ventennio. Intervista a Berlusconi

Ventidue anni dopo, anche la sinistra ha scoperto che una parte della magistratura italiana agisce con finalità politica e che non è un’eresia criticare le procure che si muovono con tempistiche sospette. Quali sono secondo lei le principali riforme che in questi vent’anni, anche nei vostri governi, non sono state fatte e che avrebbero potuto riequilibrare tutti gli squilibri che esistono nella magistratura italiana? “C’è una riforma-simbolo, quella che Fini e Casini ci hanno sempre impedito di realizzare: la separazione delle carriere. Come avviene in tutti i paesi civili, in tutto l’occidente, chi rappresenta l’accusa dev’essere del tutto distinto e distante rispetto a chi deve giudicare. Il pubblico ministero per parlare con il giudice deve mettersi in coda davanti alla sua porta esattamente come l’avvocato difensore. Fini e Casini più volte minacciarono di far cadere il governo se avessi portato sul tavolo del Consiglio dei ministri anche solo questa riforma. Per loro era indispensabile contare sulla protezione dell’Associazione nazionale magistrati. Immaginatevi quale sarebbe stata la loro reazione se avessi tentato di far approvare dal Parlamento una vera riforma della magistratura, da quella del Csm fino alla non appellabilità delle sentenze di assoluzione!”.

Ventidue anni dopo, la politica si ritrova oggi a dover fare i conti con – diciamo così – il “fenomeno Grillo”. Su quali basi culturali secondo lei nasce il grillismo? Non pensa che sia responsabilità della sinistra la nascita di questo movimento? E non pensa che sia un errore, per il centrodestra, essere percepito come una forza politica che su alcune battaglie fa un’opposizione non così diversa da quella di Beppe Grillo?

“Grillo nasce dalla pericolosa sintesi di stati d’animo diversi: i rimasugli della sinistra ‘antisistema’, l’invidia per chi ha avuto successo nella vita e la ricorrente voglia di jacquerie, di rivolta contro tutto e contro tutti, senza un obiettivo chiaro che non sia la distruzione. Da questo cocktail di ideologia, di giustizialismo e di ribellismo sono nati nel Ventesimo secolo movimenti pericolosissimi. Quando ho spiegato che Grillo ripeteva molte parole d’ordine di Adolf Hitler, non era affatto un’esagerazione polemica, era una constatazione tecnica. Il fatto che poi i grillini nelle istituzioni si siano rivelati inconcludenti, contraddittori e del tutto incapaci non deve tranquillizzare. Aumenta il pericolo, non lo diminuisce. Quanto al fatto che accada a Forza Italia di votare nello stesso modo dei grillini, certamente succede, essendo entrambi all’opposizione. Ma credo che nessuno possa confondere il nostro modo e le nostre ragioni di opposizione con quelle dei grillini. Siamo all’opposto, sia nei contenuti che nello stile. E il centro-destra, per essere vincente, deve rimanere se stesso”.

Proviamo a giocare. Ci dice cinque caratteristiche che dovrà avere un buon leader del centrodestra per essere competitivo quando si andrà a confrontare alle elezioni con Matteo Renzi? “E’ facile… Deve aver ottenuto una laurea con il massimo dei voti portando una tesi sulla pubblicità, deve aver costruito alcuni quartieri modello alla periferia di una grande città, deve aver fondato almeno tre televisioni commerciali, deve avere vinto almeno 3 Champions League, deve aver ottenuto decine di milioni di voti dagli italiani… Uno con queste caratteristiche lo conoscevo, solo che, per non correre rischi, i signori della sinistra con l’aiuto dei loro amici magistrati lo hanno reso incandidabile”. Presidente, in che cosa secondo lei il berlusconismo ha cambiato l’Italia? E quali sono a suo avviso le battaglie che avrebbe voluto e dovuto vincere e che invece, in questi anni, non è riuscito a portare a termine? “In questi vent’anni io ho una colpa della quale non mi do pace: non sono riuscito a convincere gli italiani a darmi il 51 per cento dei voti. Questo non mi ha permesso, in tante occasioni, di realizzare quella rivoluzione liberale che avevo chiarissima nella mente e nel cuore, e che rimane ancora oggi un mio obiettivo. Sottolineo, la rivoluzione liberale, non il ‘berlusconismo’ che è un termine che non mi piace e un concetto che non esiste. Abbiamo fatto tante riforme importanti, dalla scuola al lavoro, dal fisco alle infrastrutture, all’Alta velocità che ha ravvicinato il nord al sud. Abbiamo dato un ruolo internazionale all’Italia non sbagliando alcunché, abbiamo posto fine alla Guerra fredda, abbiamo sventato il pericolo comunista. Ma tutto questo non basta. Abbiamo cambiato l’agenda della politica, questo sì. Oggi i diritti dell’individuo, le sue libertà, i valori dell’impresa e del lavoro, la questione decisiva delle garanzie, sono tutti percepiti come fondamentali. I cittadini sono ben più consapevoli che nel passato dell’importanza di queste cose. Ma da qui a vederle realizzate, ce ne corre”.