Obama imbocca un finale di mandato guerresco in Iraq e Libia

Ieri il segretario alla Difesa, Ashton Carter, ha detto che il Pentagono spinge perché sia Raqqa sia Mosul, le due capitali dello Stato islamico in Siria e in Iraq, siano riprese entro la fine dell’anno. “L’ordine – ha detto in un’intervista alla radio Npr – arriva direttamente dal presidente Obama”. Si tratta di una scadenza incredibilmente ambiziosa. Nel 2015 i piani per riprendere Mosul sono finiti nel cestino a maggio, quando lo Stato islamico ha preso la città di Ramadi, riportando indietro il calendario delle operazioni di un intervallo di tempo indefinito. Ora che Ramadi è stata quasi ripresa, l’intenzione di arrivare a Mosul nel 2016 potrebbe essere meno irrealistica – dove il “quasi” riferito a Ramadi è dovuto al fatto che la città è un deserto di edifici distrutti ed è ancora contesa tra l’esercito iracheno e squadre fantasma di guerriglieri islamisti.

Questa accelerazione di fine mandato si nota sul campo. Dal Kurdistan iracheno arrivano sempre più testimonianze – e prove video – a proposito di operazioni delle forze speciali americane che preparano l’approccio a Mosul. Dalla Siria la settimana scorsa è arrivata la notizia dell’ampliamento della base di Rumailan, in area curda – adesso sarà in grado di far atterrare grossi aerei da carico americani, poco a nord di Raqqa. In Libia l’Amministrazione è decisa ad agire contro lo Stato islamico “entro poche settimane” ma in coordinamento con altri, Italia e Francia in testa. Mercoledì il portavoce del Pentagono, Peter Cook, ha spiegato che (come si sapeva già) alcuni soldati delle forze speciali americane sono già in Libia per prendere contatto con le fazioni governative locali. Washington potrebbe essere anticipata in Libia da altri governi che si muovono in maniera autonoma: si moltiplicano gli avvistamenti di droni sul territorio dello Stato islamico e si parla, senza conferme definitive, di operazioni dell’aviazione francese, da sola o assieme all’Egitto.

31 gennaio 2016

IlFoglio