L’Italia e quel baricentro energetico europeo da trovare in Africa

A Bruxelles vi sono una serie di stati, quelli che erano parte dell’Unione sovietica e della sua orbita, che del gas russo non vogliono sentire parlare. Sono bravi a mettere al primo posto dell’agenda europea una politica energetica antirussa o quasi. Ma trascurano due problemi. Il primo è che sono ancora quasi totalmente dipendenti da Mosca in termini di approvvigionamento energetico. Il secondo è che sono molto più focalizzati nell’affermare da dove non si deve prendere il gas piuttosto che nel definire progetti concreti e percorribili nel medio tempo che facciano arrivare all’Europa il gas di cui ha bisogno. Perché una cosa è chiara: per riuscire a rispettare gli ambiziosi – ma sacrosanti – vincoli ambientali, l’Europa, in assenza di una politica nucleare, non può che contare su un maggiore consumo di gas che è il combustile più pulito di cui disponiamo (insieme con programmi di efficienza energetico e di sviluppo delle fonti rinnovabile). La crisi internazionale dopo l’intervento della Russia in Crimea e l’adozione di sanzioni internazionali nei confronti di persone e società vicine al presidente Vladimir Putin hanno dato forza alle voci antirusse. Voci che già si erano espresse con un certo vigore contro il progetto South Stream, che vedeva i russi e alcune società energetiche europee alleate nel costruire un grande gasdotto che portasse il gas russo in Europa, approdando in Austria e forse in Italia da sud, bypassando l’Ucraina. Ragioni politiche, regolatorie e legali avanzate da Bruxelles hanno convinto Putin a desistere. Il progetto, con un tratto di penna, è stato cancellato dall’oggi al domani. E fino a qui una certa coerenza a Bruxelles la si trova (ancorché sia tutto da dimostrare la sua saggezza e lungimirante). Peccato però che mentre tutto questo succedeva nella capitale europea, a Berlino si agiva in modo diverso.

 

 

La pax energetica si sigla sul continente

 

In Germania arriva il gas russo attraverso il Nord Stream, che dalla Siberia attraversa il Mar baltico evitando il territorio ucraino. Berlino ha in mente di raddoppiare questo gasdotto facendo sì che la Germania sia un pivot fondamentale nello scacchiere energetico europeo. Oltre a essere assai poco coerente con il famoso detto speaking with one voice, la politica di Berlino crea qualche problema all’Italia. Il premier Matteo Renzi conosce l’importanza delle relazioni del nostro paese con il continente africano, e non a caso da ieri sta svolgendo la sua terza visita in Africa sub-sahariana sin dal suo insediamento a Palazzo Chigi. Ieri Renzi è stato in Nigeria – tra i maggiori esportatori di petrolio del mondo – oggi sarà in Ghana e domani in Senegal. Ma è soprattutto curando i rapporti con i paesi che si affacciano sul Mediterraneo che l’Italia può aspirare a diventare un hub del gas europeo.