L’Italia e quel baricentro energetico europeo da trovare in Africa

L’Europa importa dai paesi della sponda sud-ovest del Mediterraneo (Algeria e Libia) parecchio gas attraverso gasdotti, in parte carichi di gas naturale liquefatto. Sia l’Algeria sia la Libia hanno un disperato bisogno di vendere il loro gas nei mercati internazionali per far fronte a fabbisogni statali sempre più importanti. La Libia sappiamo quali pene stia attraversando e l’Algeria deve confrontarsi con consumi interni crescenti non accompagnati da grandi scoperte di nuovi giacimenti. A sud-est le cose non sono meno complicate. Un fornitore di gas storico nella regione è sempre stato l’Egitto, che però negli ultimi tempi ha visto la produzione interna scendere pericolosamente, tanto che non riusciva più neanche a far fronte ai consumi domestici. Nel frattempo un grande giacimento di gas è stato scoperto al largo di Israele. Lo sfruttamento del giacimento ha subìto notevoli ritardi a causa di litigi politici ed economici interni, ma l’idea era quella utilizzare il gasdotto – che un tempo serviva a portare il gas egiziano in Israele – al contrario. Sarebbe stato Israele a rifornire l’Egitto. Chi ha tempo non aspetti tempo però. Mentre a Gerusalemme si litigava su chi doveva sfruttare i giacimenti, al largo dell’Egitto veniva scoperto un altro immenso giacimento di gas che può non solo far fronte a tutti i consumi domestici del paese ma anche far riprendere all’Egitto il proprio ruolo di paese esportatore.

 

Il Mediterraneo dunque si è rivelato una fonte incredibile di idrocarburi. Vi è gas sufficiente per far fronte ai crescenti consumi interni dei paesi che vi si affacciano, porterebbe loro valuta pregiata grazie alle vendite sui mercati internazionali, contribuirebbe alla sicurezza energetica europea e, non da ultimo, farebbe dell’Italia un importante hub nella direttrice sud nord. Perché ciò avvenga occorrono ovviamente nuove infrastrutture e una politica energetica europea che consideri questa regione prioritaria ai fini della sicurezza energetica europea e della sicurezza nazionale per i paesi produttori e per i paesi europei.

 

Dall’altra parte però Berlino sta perseguendo una propria strategia. Che non è sbagliata, dal momento che del gas russo non potremmo certo fare a meno nel medio periodo, ma che non può e non deve essere portata avanti in modo unilaterale. L’impressione è che vi sia bisogno di una pax energetica all’interno dell’Europa, piuttosto che con i paesi produttori, che il gas ce l’hanno sempre fornito malgrado le difficoltà interne.

3 febbraio 2016

IlFoglio