Caso Cucchi: un video scagionerebbe i Carabinieri. parla per la prima volta il Maresciallo Roberto Mandolini

Come nasce dunque l’accusa nei confronti dei militari? Pare che il tutto sia nato da un’intercettazione telefonica, in cui la ex moglie di uno dei militari coinvolti avrebbe parlato di pestaggio. Un pestaggio, che stando a quanto Mandolini ci racconta, e a quanto è possibile ascoltare nel video, non troverebbe riscontro.
Lo ricordiamo tutti, «Ecco il volto di chi ha ucciso mio fratello», la dura frase che sulla pagina Facebook di Ilaria Cucchi, accompagnava la foto di Francesco Tedesco, uno dei militari accusati di lesioni e abuso d’autorità. Un polverone mediatico incredibile che ha visto compromessa la vita, anche nel privato, di tutti i militari coinvolti, vittime anche di pesanti minacce. Per quanto riguarda il Maresciallo Roberto Mandolini, lo stesso è accusato di falsa testimonianza. E, secondo l’accusa, avrebbe mentito sul presunto pestaggio che il Cucchi avrebbe subito dai suoi uomini, al momento dell’arresto. «Ho vissuto momenti terribili, da luglio ad oggi» ci racconta Mandolini, il quale, padre di tre figli, ha fatto in modo di proteggere gli stessi dall’ondata mediatica. Ha continuato ad accompagnare i propri figli a scuola in divisa, proprio per spirito di trasparenza e pulizia che contraddistingue la sua persona: uomo prima, carabiniere dopo. Ma chi è Roberto Mandolini? E’ stato etichettato come bifolco ignorante e violento. Roberto Mandolini ha 44 anni, sposato e padre di tre figli. Ha due lauree e un master. Decorato dal Presidente della Repubblica per alti meriti di servizio; Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica Italiana, ha ricevuto le più alte decorazioni della NATO, dell’ONU e di molti paesi esteri come la Spagna, l’America, la Slovenia. Medaglia di bronzo al merito della Croce Rossa Italiana. Oggi è comandante di Squadra di Ordine Pubblico e antiterrorismo all’ottavo Reggimento Carabinieri Lazio di Roma. Il Maresciallo Mandolini è una persona conosciuta per il suo operato e per la sua dedizione verso la divisa che indossa. In questi mesi, sono state tantissime le attestazioni di stima e i messaggi di vicinanza, da parte di cittadini, madri e padri di famiglia, per quello che fa e rappresenta.
I processi si fanno in tribunale. Non su Facebook, non tramite i media. Da un lato rispettando il dolore di una famiglia che ha perso un caro, dall’altro rispettando l’onorabilità di chi, prima ancora di assicurare la nostra sicurezza, è un padre, un uomo. Poiché forse questo ancora non è molto chiaro. Tutti possono sbagliare, anche un Carabiniere. Ma non sta a noi giudicare. Dietro ad un Carabiniere, un poliziotto, un finanziere, c’è sempre un uomo, un padre, un’altra vita. Non c’è necessariamente un colpevole dietro una divisa. E se c’è, sarà la Magistratura a dirlo.