I rischi della guerra al vincolo esterno

Roma però non è l’unica capitale a mostrare inquietudini verso l’Europa a trazione tedesca. Si pensi alla Polonia, dove al governo è arrivata la destra euroscettica: “Ma siamo sicuri che Berlino non ritenga più importante un riavvicinamento con Varsavia, verso est, che con l’Italia, verso sud?”. Varsori dunque vede un pericolo principale sulla strada dell’Italia renziana: “Il ruolo internazionale di un paese è influenzato anche da come la sua immagine è percepita all’estero, giusta o sbagliata che sia questa immagine. Dalla fine dell’800, agli occhi di Francia e Germania, l’Italia è un paese inaffidabile e guidato da leader inaffidabili. Se Renzi – che all’inizio del suo incarico ha colpito positivamente i partner europei – continuerà a ritenere di poter negoziare da una posizione di debolezza e perdipiù senza alleati dalla sua parte, sarà presto percepito come inaffidabile anche lui”. Possibile che tutto dipenda da noi? No. Secondo Varsori, l’esito del cambiamento impresso da Renzi nei rapporti con l’Europa è reso ancora più imprevedibile da una nuova tendenza “centrifuga, più che meramente intergovernativa”. Dall’immigrazione al debito sovrano o al sistema bancario, i paesi dell’Europa centro-settentrionale, Germania in primis, da mesi è come se volessero “rinazionalizzare” alcuni rischi che prima si era deciso di affrontare insieme. “Il ragionamento dei leader è il seguente: tutti i paesi si confrontano con problemi gravi, è vero, ma io da chi sono eletto?”. Conclusione dello storico: con i cicli elettorali temporalmente sfalsati in 28 stati del continente, e il relativo approssimarsi di elezioni in Francia e Germania, tessere alleanze diventa ancora più difficile. La guerra al vincolo esterno sarà lunga e rischiosa.

7 febbraio 2016

IlFoglio