Napolitano salva Renzi dal golpe: “Nessuna analogia con il Cav nel 2011”

L’ex capo dello Stato loda la Merkel e la Germania: “Nessuna intesa senza o contro Berlino”. Ma rassicura Renzi sul suo futuro: “Non vedo analogie con il 2011…”

Qualsiasi intesa per rinnovare l’Unione europea deve comprendere la Germania.

È questo il diktat di Giorgio Napolitano che, in una intervista a Repubblica, mette all’angolo Matteo Renzi criticando le scelte prese in Europa. “È inimmaginabile qualsiasi svolta senza e contro Berlino”, spiega l’ex capo dello Stato sottolineando che “può essere un bene tentare un accordo tra le forze socialiste, ma a condizione di non dimenticare che le intese in Europa dovranno essere comunque molto più larghe, in vista di decisioni condivise”.

Napolitano invita a non dimenticare che “i gruppi trainanti nel Parlamento europeo sono sempre stati i popolari e i socialisti”. “E anche oggi che hanno perso terreno nei Paesi in cui si sono affacciati i movimenti euroscettici o nazionalisti, il futuro dell’Unione si fonda su queste grandi tradizioni”. Per l’ex presidente della Repubblica l’errore sarebbe, comesinistra, “restare impigliati nella dimensione nazionale, anziché agire per fare un balzo in avanti nell’integrazione”. In Europa, sottolinea nell’intervista a Repubblica, occorrono “scelte nuove della politica per superare visioni anguste e restrittive (‘l’austerità’) delle politiche di bilancio. Ma non tanto rivendicando maggiori margini di manovra negli equilibri di bilancio a livello nazionale; bensì sollecitando nuovi progetti di investimento a livello europeo e finanziandoli con nuove risorse sul bilancio dell’Unione”.

Napolitano loda apertamente Angela Merkel per aver compiuto “un passo di straordinario valore politico con la sua apertura ai richiedenti asilo”. “Da allora non ha fatto sostanziali passi indietro – precisa il senatore a vita – ovvio che anche la Germania ha bisogno di un ampio sostegno in sede europea. E noi d’altronde siamo in sintonia con la Germania per la gestione dei flussi migratori e per la politica estera”. Quindi il consiglio a Renzi (anche se nell’intervista non lo nomina mai): “Un leader non può rinunciare al suo disegno, se crede in esso”. Nell’ultima domanda della lunga intervista, però, assicura l’attuale premier che non farà la stessa fine di Silvio Berlusconi nel 2011. “Nel 2011 c’ era una grave perdita di credibilità dell’Italia in atto. La maggioranza di centrodestra si andava sfilacciando in modo evidente e, d’altro canto, esisteva un’opposizione che esprimeva una visione di governo, un’idea di come stare in Europa – conclude – oggi Renzi si giova di una maggioranza stabile e l’ opposizione è frantumata”.

9 febbraio 2016

IlGiornale