QUEI GRILLINI CHE SI PIEGANO AI RICATTI DEL PADRONE

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Centocinquantamila euro di multa per i dissidenti. Il Movimento 5 Stelle di Roma si difende così dai “voltagabbana”, ma non è una semplice clausola per auto-garantirsi il vincolo di mandato. A rischiare le sanzioni sono tutti gli eletti che non si atterranno scrupolosamente ad un codice, redatto dal Movimento. Regole cui ogni eletto dovrà attenersi, pena il rischio di ricevere la notifica di formale contestazione “a cura dello staff firmato da Grillo e Casaleggio”. Preludio alla cacciata dal partito e la versamento della non banale somma. In questi anni in tanti, soprattutto i detrattori del Movimento 5 Stelle, hanno ironizzato sulla mancanza di libertà interna e sull’atteggiamento da “marionette” dei parlamentari grillini. A Roma tutto questo sta diventando realtà. In vista delle elezioni amministrative, la premiata ditta Grillo e Casaleggio ha pensato bene di togliere ogni potere decisionale a chiunque rappresenti il marchio Cinque Stelle, quindi venga eletto come sindaco o consigliere comunale. Non potrà agire in base alle proprie idee o su mandato degli elettori, ma dovrà attenersi scrupolosamente ad un codice scritto dallo staff. E forse potrebbe non bastare neppure questo, visto che è lo stesso staff ad avere la possibilità di comminare multe ed espulsioni. Potrebbe farlo “ad antipatia”, senza troppe e dettagliate spiegazioni. Intanto, nessuno meglio di Grillo e Casaleggio può stabilire chi si sia davvero attenuto alle regole da loro stessi stabilite. Le stabiliscono loro, quindi decidono loro. Non è un problema solo di democrazia interna e di libertà di coscienza. E’ un problema di maturità di un partito che non riesce a districarsi dai suoi padri padroni, nonostante il passo indietro (o “di lato”) più volte sbandierato da Beppe Grillo. Non può farlo perché evidentemente gli eletti sono davvero marionette. Non hanno sufficiente autonomia, personalità, forza politica e dignità per ribellarsi. Anche solo per dire “No, io questo codice non lo firmo”. Già, perché il codice, la cui validità giuridica sarebbe a nostro avviso nulla, va firmato. E a Roma tutti i potenziali candidati l’hanno fatto. Nessuno ha voluto o potuto opporsi. Mancanza di coraggio, probabilmente consapevolezza di inconsistenza politica. A Roma tutti i grillini sanno di non avere una storia politica al di fuori di Grillo, dunque sono costretti a piegarsi ai suoi diktat. Non crediamo che il Movimento 5 Stelle, in queste condizioni, abbia qualche possibilità di ottenere risultati di rilievo. Candidati ed eletti privi di contenuti e totalmente eterodiretti sono destinati a scaldare sedie, premere bottoni ed obbedire acriticamente. Con ogni evidenza il Movimento 5 Stelle non ha trovato persone rilevanti da candidare nella capitale. A Torino, ad esempio, dove il candidato sindaco già annunciato è Chiara Appendino, giovane conosciuta in città, con conoscenze e agganci alle spalle, una rilevante esperienza in consiglio comunale e soprattutto discrete possibilità di sfidare Fassino al ballottaggio ed eventualmente anche vincere, nessun Grillo o Casaleggio si è sognato di far firmare codici o ricattare con minacce di multe o sanzioni. A Torino non ci sono candidati di Grillo e Casaleggio, ci sono candidati del Movimento 5 Stelle, con una loro forza e autonomia. Questo è il primo passo verso la libertà e la dignità politica: liberarsi dal padre padrone, da cui si dipende credendo che sia indispensabile. Chi non lo ritiene tale, si accorge che senza di lui si ottengono gli stessi risultati, se non migliori.

di Riccardo Ghezzi

 

Roma, 10 febbraio 2016