La moglie di Bossetti e i film a luci rosse. La rivelazione piccante su lei e il marito

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Quell’uomo mi ha colpito perché aveva gli occhi talmente chiari che mi sembravano bianchi, come una volpe che avevo visto quell’ agosto». È il giorno del supertestimone. Alma Azzolin racconta in aula di ricordare Massimo Bossetti mentre era in auto con una ragazzina che crede fosse Yara. Paragona il carpentiere di Mapello a una volpe, ricorda gli occhi di ghiaccio che incrociarono il suo sguardo in una assolata giornata d’ estate tra l’ agosto e il settembre del 2010.

Si trovava nel parcheggio all’ esterno del cimitero di Brembate Sopra, proprio davanti alla palestra che frequentava la ragazzina uccisa, stava aspettando la figlia dagli allenamenti di ciclismo quando accanto alla sua auto s’ è fermata una station wagon grigia. Come la vettura di Bossetti.

Pochi minuti dopo è arrivata la presunta Yara: «Avrà avuto 13, 14, 15 anni» ha raccontato Azzolin in aula, «aveva una maglietta color salmone e i capelli mossi che si muovevano mentre correva». È a questo punto che l’ avvocato Enrico Pelillo, legale di Maura Panarese (la madre di Yara) le ha chiesto come mai quell’ uomo incrociato per così poco tempo l’ abbia colpita tanto. «Gli occhi». Quasi bianchi, indimenticabili, a suo dire. Quegli occhi che avrebbe incontrato una seconda volta non molto tempo dopo: «È stato al supermercato Eurospin di Brembate Sopra. L’ ho riconosciuto, ma quella volta mi ha colpito meno perché era intento a fare altro e non mi ha fissato. Non ho dubbi che fosse il signor Bossetti».

La domanda che tutti si pongono è perché la donna abbia aspettato tanto per farsi avanti e lei spiega che solo al momento dell’ arresto di Bossetti, nel giugno 2014, ha collegato l’ episodio e ha deciso di parlarne ai carabinieri. Durante il controinterrogatorio della difesa, Azzolin ha fornito ulteriori dettagli su quel giorno rispondendo alle domande dell’ avvocato Paolo Camporini, per esempio che quando la ragazzina le è passata accanto «ho intravisto che portava l’ apparecchio ai denti (come Yara, ndr)». Camporini: «Era Yara quella ragazzina?». Risposta: «Per me, sì».

La testimone, incalzata dalla difesa, ha spiegato che ogni volta che in tv appariva il volto della vittima aveva l’ impressione di averla già incontrata da qualche parte ma solo alla pubblicazione della foto del presunto assassino è riuscita a trovare la casella nella sua memoria. I legali di Bossetti hanno continuato a sostenere l’ inattendibilità della teste avvalendosi anche dell’ aiuto del meteo. Sostengono infatti che il giorno dell’ incontro ci fosse maltempo mentre Azzolin dice che splendeva il sole. Il giorno in questione sarebbe il 9 settembre ed è stato individuato dai difensori con un calcolo delle probabilità. La donna accompagnava la figlia agli allenamenti il martedì e il giovedì attorno a mezzogiorno e poiché il periodo indicato è tra agosto e settembre, secondo loro l’ unica data utile è quella.