Danni da fumo passivo: la Rai costretta a risarcire giornalista

Prova del «permissivismo» di Viale Mazzini sul vizio del fumo, è la circostanza che la Rai, nemmeno nel materiale difensivo depositato in Cassazione, – affermano i supremi giudici – ha dato prova «dell’effettiva inflizione di qualche sanzione disciplinare» ai trasgressori del divieto di accendere sigarette, sottolinea la sentenza scritta dal consigliere Federico De Gregorio. In pratica, quella della Rai – rileva la decisione della Suprema Corte, collegio presieduto da Federico Roselli – è stata una «manchevole condotta» per la quale è stata riconosciuta la responsabilità di natura contrattuale dell’emittente pubblica, nei confronti della giornalista, «per non aver posto in essere misure idonee a prevenire la nocività dell’ambiente lavorativo derivante dal fumo». In base alle perizie svolte sia in primo che in secondo grado, era emersa «la riconducibilità eziologica della patologia riscontrata a carico della lavoratrice alle condizioni di lavoro, ravvisando un danno biologico pari al 15%, con conseguente risarcimento».

La giornalista è stata difesa in Cassazione dagli avvocati Domenico e Giovanni D’Amati. Il suo ricorso è stato accolto per quanto riguarda il demansionamento che la professionista avrebbe subito dalla Rai dopo che le era stata tolta la conduzione del Tg3. Su questo punto ci sarà un processo d’appello bis. Rigettato, invece, il controricorso con il quale Viale Mazzini – difesa dagli avvocati Renato e Claudio Scognamiglio – contestava la sua responsabilità per danni da fumo passivo.

Fonte: La Stampa
3/3/2016