ALLERTA per la SALUTE! E’ INCREDIBILE: PANE, PASTE, BISCOTTI. QUESTI SONO TUTTI PERICOLOSI, CONTENGONO QUESTA COSA. ECCO I SINTOMI E A COSA DEVI STARE ATTENTO

pasta

La guerra del grano nel Paese della pasta. Contadini contro produttori per colpa del frumento duro importato dall’estero. Materia prima non italiana senza la quale la Penisola non potrebbe coprire il proprio fabbisogno, né esportare maccheroni e spaghetti in tutto il mondo. Ma l’importazione ha delle conseguenze in termini di controlli, qualità del grano, prezzi e paradossi. Quello più eclatante: “In Italia può essere consumato anche dai bambini ciò che in Canada non va bene neppure per gli animali”. È la denuncia di Coldiretti, che segnala la mancanza di trasparenza sull’etichetta. Ma gli industriali non ci stanno: “Producendo pasta fatta con solo grano italiano non potremmo esportarne il 58% ed è proprio il grano estero (con più glutine) a migliorare la pasta italiana”. L’ultimo atto di questa guerra è andato in scena al porto di Bari, dove gli agricoltori di Coldiretti Puglia e Basilicata hanno ostacolato il transito di tir stracolmi di grano duro. Chi ha ragione? Nella città del pane, Altamura, il responsabile di Slow Food Condotta delle Murge Michele Polignieri ha le idee chiare: “Una cosa è l’alta quantità di glutine – dice a ilfattoquotidiano.it – un’altra è l’assenza di sostanze tossiche”. I vuoti sono da ricercare anche nelle leggi comunitarie, non tarate sugli interessi del consumatore.

“PARAMETRI DOPPI RISPETTO A QUELLI IMPOSTI AL CANADA” – Qualche giorno fa al porto di Bari sono arrivate quattro navi provenienti da Regno Unito, Canada e Panama. Proprio nel grano trasportato in quest’ultima, il Corpo Forestale ha rilevato la presenza di aflatossine, tra le sostanze più cancerogene esistenti. Non un caso isolato secondo Gianni Cantele, presidente di Coldiretti Puglia: “La qualità del grano straniero? Se è contaminato, lo sono anche pane e pasta”. Due i principali nodi: il lungo periodo di navigazione che può alterare il prodotto e la mancanza di indicazione sull’etichetta circa l’origine. “Ci preoccupa – spiega Cantele – anche la presenza di Deossinivalenolo (Don o vomitossina)”. Questo perché i parametri europei sui limiti di Don nei cereali utilizzati per l’alimentazione umana sono quasi il doppio rispetto a quelli imposti in Canada. In soldoni, dice Cantele, “in Italia è considerato commestibile ciò che i canadesi non darebbero neppure agli animali”.

IMPORTAZIONI A 2,3 MILIONI DI TONNELLATE L’ANNO  – Da luglio 2015 a febbraio 2016 al porto di Bari è stato scaricato un milione di tonnellate di grano. “Arriva da Canada, Turchia, Argentina, Singapore, Hong Kong, Marocco, Olanda, Antigua, Sierra Leone, Cipro – spiega il direttore di Coldiretti Puglia, Angelo Corsetti – e spesso passa da porti inglesi, francesi, da Malta e Gibilterra”. E tutto ciò non accade solo a Bari: navi cariche di grano duro arrivano a Napoli, Ravenna, Palermo e in altre città. Il motivo è semplice. Fino a una decina di anni fa l’Italia produceva 4,5 milioni di grano duro l’anno, ma dopo il drastico calo delle superfici coltivate oggi si copre solo il 60% del fabbisogno. Tutto il resto arriva dall’estero: nel 2015 sono stati importate 2,3 milioni di tonnellate di frumento. “Per questo – dice Coldiretti – vanno controllati i vari passaggi della filiera”, sebbene il grano made in Italy non sia di per sé superiore a quello d’importazione.

I PRODUTTORI: “TERRORISMO MEDIATICO” – Non ci sta l’Italmopa (Associazione Industriali Mugnai) che definisce “un’irresponsabile strategia di terrorismo mediatico” quella di Coldiretti e ricorda che vengono importati grani ricchi di proteine, che danno alla pasta italiana le caratteristiche per la quale è conosciuta. In primis la tenuta di cottura. Stessa posizione per l’Associazione delle industrie del dolce e della pasta, che ha persino pubblicato le sue ’10 verità’ sul grano estero. In sintesi: le importazioni non sono una novità e il frumento straniero è sicuro e non viene comprato per risparmiare (anzi spesso costa anche di più), ma serve ad aggiungere stabilità alla qualità del grano italiano. E ancora: “La selezione dei migliori grani dipende da stagione e qualità dei raccolti”. Ne consegue che “un’eventuale contaminazione delle materie prime riguarda sia il grano italiano che quello straniero”.