«Gli animali non si drogano, non usiamoli per i test su alcol e fumo»

 Le diversità uomo-animali

«I meccanismi di tossicodipendenza indotti negli animali sono totalmente diversi e non estensibili ai modelli di tossicodipendenza umani – commenta il prof Roberto Mucelli, docente di Modelli clinici delle dipendenze alla Sapienza di Roma -. Sono diversi il funzionamento mentale, le motivazioni, il contesto di assunzione. Negli esseri umani il fattore psicologico è determinante e preminente. Modelli di sperimentazione che utilizzano animali, al di là di ogni considerazione di tipo etico, sono basati su un riduzionismo biologico che non tiene conto dell’assetto motivazionale, della storia dell’individuo e della profonda differenza nel modo di pensare. La tossicodipendenza è un fenomeno tipicamente umano e solo in questo contesto può essere studiata».

La campagna nelle piazze

Le sostanze di abuso vengono ancora testate su topi e ratti, sottoposti a prove di stress e di resistenza o di induzione di stati d’ansia o di paura – gli stessi che nella vita di tutti i giorni l’uomo cerca di attenuare facendo ricorso a droghe o sostanze psicotrope – che prevedono sofferenze indotte e quasi sempre senza anestesia. All’estero gli studi sulle droghe sono condotti anche sulle scimmie. La legislazione italiana in materia di animali da laboratorio, anche grazie alle campagne delle associazioni ambientaliste e a movimenti di opinione come quello formatosi sul caso dei beagle di Green Hill, è tra le più avanzate ma questa carenza ancora deve essere colmata. Di qui la campagna che per due weekend vedrà la Lav in decine di piazze in tutta Italia per sostenere una petizione che chiede al ministro della Salute di mettere fine a questo genere di test e di dare sostegno alla ricerca senza sperimentazione animale (saranno anche raccolti fondi con la vendita di uova di Pasqua del commercio equo e solidale). Quest’ultima trova il favore di un numero sempre maggiore di scienziati, studiosi e ricercatori, accomunati dall’idea che quel che la sperimentazione animale poteva dare agli albori della ricerca ormai l’abbia dato (sostanzialmente nel campo delle conoscenze sulla fisiopatologia comune a tutti i mammiferi) ma che oggi sia scarsamente predittiva, obsoleta e, in alcuni casi, anche fallace per le differenze genetiche che esistono tra una specie e l’altra.