Fukushima: Giappone si ferma per quinto anniversario

Un minuto di silenzio per vittime della catastrofe 11 marzo 2011

Il Giappone si è fermato per ricordare le vittime del triplice incidente che colpi’ la nazione esattamente 5 anni fa, l’11 marzo del 2011, con il sisma/tsunami costato la vita a circa 18.000 persone e la catastrofe nucleare nella centrale di Fukushima. Durante la cerimonia al Teatro Nazionale di Tokyo, a cui hanno partecipato l’imperatore Akihito con la consorte Michiko, assieme al premier Shinzo Abe, è stato osservato un minuto di silenzio alle 14:46 (le 6:46 in Italia), l’ora della scossa di magnitudo 9.

Le cerimonie di commemorazione si sono susseguite fin dall’alba nelle tre prefetture di Fukushima, Miyagi a Iwate. Secondo l’Agenzia nazionale di polizia, l’onda dello tsunami che 5 anni fa devastò la costa nord est della regione del Tohoku, ha provocato 15.894 morti accertati e 2.561 dispersi. Ancora oggi nelle tre prefetture quasi 58.000 persone vivono nei complessi di prefabbricati adibiti a centri di accoglienza, per gran parte persone anziane vulnerabili a problemi fisici e mentali connessi all’incidente. Il processo di smantellamento dell’impianto di Fukushima prosegue senza sosta, mentre va avanti il dibattito tra l’opinione pubblica, divisa sulle opportunità di una dipendenza dal nucleare, e l’esecutivo del premier Shinzo Abe, deciso ad un riavvio delle centrali con maggiore sollecitudine nel rispetto di standard di sicurezza più elevati. In un sondaggio a livello nazionale dell’agenzia Kyodo, due terzi dei governatori, sindaci e amministratori locali domandano una riduzione dell’impiego del nucleare, mentre alcuni auspicano una chiusura definitiva dei reattori.

A distanza di 5 anni dal triplice disastro di Fukushima, la zona di evacuazione attorno a quel che rimane della centrale nucleare rappresenta il 7% del territorio della prefettura: il governo di Tokyo ha speso 150 miliardi di dollari per la bonifica, ma l’area rimane ancora inospitale. Solo 60mila persone delle 160mila che lasciarono le proprie abitazioni per colpa delle radiazioni hanno potuto fare ritorno, mentre il calo della popolazione continua inesorabile e aumenta la diffidenza sull’operato della Tepco, gestore dell’impianto. Dall’11 marzo 2011, giorno del sisma/tsunami di magnitudo 9 seguito dalla peggiore crisi dopo Cernobyl, il problema e’ stato come smantellare la struttura, una volta contenuta l’emergenza.

La parte piu’ spinosa e’ capire cosa avviene all’interno dei reattori: la rimozione del combustibile nucleare non iniziera’ prima del 2017, attualmente neanche i robot comandati a distanza resistono all’alto livello di radiazioni nel cuore del reattore. Toru Ogawa, direttore dell’Agenzia dell’energia atomica giapponese (Jaea), ha stimato che sara’ necessario almeno un anno ancora per sviluppare sistemi in grado di fare un’analisi del
combustibile fuso nelle vasche di contenimento, la natura dei detriti presenti all’interno e il valore delle radiazioni. Il processo di bonifica della centrale prevede comunque una durata non inferiore ai 30/40 anni, ma viste le criticita’ del caso, il progetto sara’ soggetto a drastiche revisioni. Una barriera di ghiaccio sotterranea di un chilometro e mezzo impedira’ all’acqua, secondo il piano, di filtrare dal sottosuolo negli edifici e di contaminarsi, limitando i rischi associati al suo sversamento nell’oceano Pacifico. Dal momento dell’autorizzazione dell’Agenzia della sicurezza nucleare, il congelamento intorno ai reattori danneggiati dovrebbe realizzarsi in 7/8 mesi.