Incidenti stradali: il risarcimento diventa un’utopia

In particolare, la nuova disposizione prevede che, in caso di sinistri con soli danni a cose, l’identificazione di eventuali testimoni sul luogo di accadimento dell’incidente deve risultare dalla denuncia di sinistro o comunque dal primo atto formale del danneggiato nei confronti dell’impresa o, in mancanza, deve essere richiesta dall’impresa assicurativa con espresso avviso all’assicurato delle conseguenze processuali della mancata risposta.

Fatto salvo ciò che risulta dai verbali delle autorità di polizia intervenute sul luogo dell’incidente, l’identificazione dei testimoni avvenuta in un momento successivo comporta l’inammissibilità della prova testimoniale.

Se invece è l’assicurazione a richiedere i nomi dei testimoni si apre un lungo periodi di tempo (120 giorni) per lo scambio del nominativo delle persone informate sui fatti.

Una seconda norma molto contestata dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura, è quella che impone all’interessato di attendere 60 giorni per iniziare la causa se l’assicurazione sospetta una frode. Si finisce così per dare potere all’assicuratore – una parte privata senza rilievo pubblicistico – di poter impedire al danneggiato di fargli causa per altri sessanta giorni. Infatti, tale termine si aggiunge ad analogo termine che era già previsto dalle norme generali (articolo 145 Codice delle assicurazioni): questo significa impedire l’esercizio di una facoltà costituzionalmente garantita, rischiando di favorire atteggiamenti dilatori.

Roma, 12 marzo 2016

fonte laleggepertutti