Sul CODICE della STRADA ENORMI CAMBIAMENTI! Per essere arrestati BASTERA’ UNA DISTRAZIONE. ECCO DI COSA SI TRATTA. ATTENZIONE!

[Max 3.5 Col] Oggetto: incidente mirano - Allegato:IMG_20160305_WA0040.jpg

Due giorni di silenzio, poi l’attacco. Secondo i penalisti, la legge sull’omicidio stradale approvata l’altro ieri è «vera e propria mistificazione», un «arretramento verso forme di imbarbarimento del diritto penale, frutto di cecità politico-criminale e di un assoluto disprezzo per i canoni più elementari della “grammatica” del diritto penale». Sono parole della giunta dell’Unione delle Camere penali (Ucpi), secondo cui della nuova legge non ci sarebbe nemmeno bisogno. Perché non è vero che i responsabili di gravi incidenti finora sono rimasti impuniti. Accuse molto forti, che hanno un fondamento di verità, anche se appaiono criticabili sulla questione dell’impunità.

Fanno bene i penalisti a ricordare che già prima in caso d’incidente mortale non c’era il semplice reato di omicidio colposo (pena da sei mesi a cinque anni), ma la sua versione con aggravante specifica legata proprio alla violazione di norme stradali (pena da due a sette anni, che diventavano da tre a 10 anni se il colpevole era risultato in stato di ebbrezza grave o di alterazione da droga). Però non si può negare che in non pochi casi i giudici tendevano a preferire i minimi di pena e, considerando i vari “sconti” previsti dalle regole generali (come quello di un terzo per chi accetta il rito abbreviato) le condanne effettive si mantengono entro i due anni. Cioè sotto la soglia che dà diritto a non andare in carcere perché c’è la sospensione condizionale della pena.

L’Ucpi non concorda, tanto che afferma che «non è assolutamente vero che prima non ci fossero gli strumenti per scoraggiare, mediante la minaccia di severe sanzioni, un fatto certamente molto grave e socialmente intollerabile, né, almeno nella maggioranza dei casi, si può dire che le decisioni dei giudici fossero ispirate a criteri di particolare clemenza, anzi». Non esistono statistiche precise che dimostrino dove sia la verità, ma di certo la cronaca si è spesso occupata di casi di sostanziale impunità.

Secondo l’Ucpi, poi, spesso la giurisprudenza «certo con eccessi assolutamente non condivisibili aveva ricondotto il fatto alla previsione dell’omicidio doloso, con dolo eventuale (pena da ventuno a ventiquattro anni)». Vero, ma solo per pochi casi particolarmente gravi e, soprattutto, finiti sempre con una condanna per omicidio colposo perché la Cassazione ha sempre bocciato le sentenze d’appello che riconoscevano il dolo eventuale.