La scoperta CHOC degli scienziati: “IL VULCANO ITALIANO STA PER ESPLODERE, IN QUESTI 6 COMUNI NON CI SARA’ SCAMPO”. ECCO TUTTI I DETTAGLI

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L’esperto vulcanologo nel 2014 è riuscito a descrivere – anche attraverso un modello in 3d mostrato in video – come esploderà il Vesuvio (non quando ma solo come). Dobran è uno dei più famosi professori che si occupa del Vesuvio ed è uno studioso della New York University (nella foto l’eruzione del 1944).

Il professionista è stato, suo malgrado, nei giorni scorsi protagonista di una trasmissione televisiva canadese che con toni allarmistici ha definito l’eruzione del Vesuvio come oramai “imminente” rifacendosi ad un suo studio di poco tempo fa. L’ultima relazione dell’ingegnere fluidodinamico infatti spiega: “Una colonna di gas, cenere e lapilli si innalzerà per duemila metri sopra il cratere. Valanghe di fuoco rotoleranno sui fianchi del vulcano alla velocità di 100 metri al secondo con una temperatura di 1.000 gradi centigradi, distruggendo l’intero paesaggio in un raggio di sette chilometri, spazzando via strade e case, bruciando alberi, asfissiando animali, uccidendo forse un milione di esseri umani in appena 15 minuti”.

Si tratta di un’ipotesi documentata, frutto di studi approfonditi – secondo Dobran – con la sola incognita della data in cui tutto ciò si verificherà. L’approfondimento della tv canadese racconta anche di un’altra tremenda ipotesi: appena 20 secondi dopo l’esplosione, il fungo di gas e ceneri incandescenti raggiungerebbe i 3mila metri di altezza ed un minuto dopo, la valanga ardente si troverà già a due chilometri dal cratere.

I primi paesi ad essere colpiti saranno Ottaviano, Somma Vesuviana e Boscoreale seguiti da Torre del Greco, Ercolano e Torre Annunziata.

Per il giornalista canadese, i mass media italiani non forniscono un’informazione realistica del rischio nell’area vesuviana. In particolare l’informazione è carente sulla debolezza del Piano di Evacuazione del Vesuvio per gli aspetti sociali, culturali e ingegneristici, nonché sulle strategie alternative per la gestione del rischio che non prevedono la deportazione della popolazione.