Corsa al Campidoglio, che vinca il peggiore!

Il terzo incomodo nel centrodestra è il “destrissimo” Francesco Storace, sempre in prima linea nelle campagne elettorali ma quasi mai vittorioso. Anche se Storace non ha reali speranze di poter raccogliere un numero sufficiente di voti per diventare primo cittadino, la sua presenza ingombrante potrebbe giocare un ruolo decisivo nel rallentare la corsa di Meloni e Bertolaso.

Chi invece ha chance più concrete di arrivare in Campidoglio è l’indipendente Alfio Marchini il quale, proprio per il fatto di non riconoscersi né nel centrodestra né nel centrosinistra, sale nei sondaggi: una risorsa proveniente dalla società civile e trasversale ai classici schieramenti politici, oggi ha più speranze rispetto a chi invece proviene dalla solita nomenclatura. Marchini, insomma, incarna il tipico profilo del politico dei giorni nostri. Resta da vedere se al suo volto rassicurante corrisponda poi una capacità reale di gestione di un animale feroce qual è la città di Roma.

Altra outsider degna di nota è Virginia Raggi del Movimento 5 Stelle. Le affermazioni secondo cui “c’è un complotto per far vincere M5S” pronunciate della sua collega di partito Paola Taverna, pur se grottesche, contengono un seme di verità: tra i due litiganti, solitamente il terzo gode. Non che le sue prime dichiarazioni di voler costruire “un’autostrada ciclabile” nella città dei Sette Colli ne rivelino il genio politico, ma il fatto di rappresentare una novità è certo il principale punto di forza della Raggi. E la giovinezza, anziché un difetto, stavolta potrebbe giocare in suo favore.
Si aggiungano le dichiarazioni di Matteo Salvini e della stessa Giorgia Meloni: entrambi hanno affermato – quale imprudenza! – che in caso di esclusione nel ballottaggio, voterebbero i pentastellati. Come a dire che non credono di poter andare molto lontano. Non proprio una bella mossa elettorale.

Infine, c’è il candidato del Partito Democratico, Roberto Giachetti. Anch’egli ha buone chance di vincere o quantomeno di competere per il ballottaggio. Politico serio, esperto, relativamente giovane, su di lui pesa il fuoco amico della minoranza del partito, che non lesina critiche alla maggioranza dem e che mostra una volta di più le persistenti tendenze autodistruttive cui il PD ci ha abituato (il “tafazismo” della sinistra, insomma, è vivo e vegeto).

Ma più di ogni altra cosa, a pesare in negativo sulla candidatura di Giachetti è la sua passata militanza nel Partito Radicale, fatto come noto assai sgradito negli ambienti vaticani (l’ultima volta a essere impallinata fu Emma Bonino), che rivela come la benedizione della Santa Sede conti ancora moltissimo per conquistare Roma.

Dunque, il caos amministrativo permea ogni angolo della città eterna e regna tanto sulle strade urbane quanto sulla via che conduce al Campidoglio. Una corsa che ha già il sapore di una vittoria di nessuno e di una sconfitta per tutti. Proprio ciò di cui non si aveva bisogno.

Roma, 19 marzo 2016

Luciano Tirinnanzi