INFORTUNIO SULLA STRADA PER IL LAVORO: LA GUIDA

Sono quindi coperti da assicurazione Inail gli infortuni avvenuti nel tragitto diverso da quello normale se l’interruzione/deviazione:
– è stata effettuata in attuazione di una direttiva del datore di lavoro

– è stata “necessitata” cioè dovute a causa di forza maggiore (per esempio un guasto meccanico o una strada chiusa per lavori o manifestazioni) o per esigenze essenziali e improrogabili (per esempio il soddisfacimento di esigenze fisiologiche) o nell’adempimento di obblighi penalmente rilevanti (per esempio per prestare soccorso a vittime di incidente stradale);

– è stata “necessaria” per l’accompagnamento dei figli a scuola;

– ci sono state brevi soste che non hanno comunque alterato le condizioni di rischio.

Se l’infortunio in itinere avviene con mezzo privato
L’infortunio in itinere è indennizzato anche in caso di utilizzo del veicolo privato (automobile o scooter) solo se questo si è reso strettamente necessario, come nel caso di:

– mezzo fornito o prescritto dal datore di lavoro per esigenze lavorative;

–  il luogo di lavoro è irraggiungibile con i mezzi pubblici oppure raggiungibile ma non in tempo utile rispetto al turno di lavoro;

– i mezzi pubblici obbligano a attese eccessivamente lunghe;

– i mezzi pubblici comportano un rilevante dispendio di tempo rispetto all’utilizzo del mezzo privato;

– la distanza della più vicina fermata del mezzo pubblico deve essere percorsa a piedi ed è eccessivamente lunga.

Se l’infortunio in itinere avviene con la bicicletta
Anche l’infortunio occorso nel tragitto casa- lavoro in bicicletta è indennizzabile. Si tratta di una delle novità introdotte dal collegato ambientale alla Legge di Stabilità, secondo cui la bicicletta deve intendersi “sempre necessitata”, per i suoi “positivi riflessi ambientali”: ecco perché il sinistro al ciclista nel percorso casa-lavoro configura sempre un infortunio in itinere indennizzabile dall’Inail.

In precedenza, invece, l’infortunio in bicicletta era indennizzato solo se avvenuto su un tragitto “protetto”, cioè su una pista ciclabile o in zone non aperte al traffico.

Diversamente, se l’incidente si verificava in tratti aperti alla circolazione di veicoli a motore, il lavoratore – visto il maggiore rischio al quale si era volontariamente esposto -, per poter ricevere l’indennizzo doveva provare che l’uso della bicicletta era stato necessario.

 

Roma, 19 marzo 2016

fonte laleggepertutti