Brutto colpo per il ministro Maria Elena Boschi. La notizia di poco fa scuote il governo

Le nuove indagini – il quinto filone sulla gestione dell’Etruria – sono partite con l’insolvenza della vecchia Banca Etruria, stabilita dal Tribunale fallimentare aretino lo scorso mese, e toccano i vertici dell’istituto in carica in quel periodo. L’inchiesta è seguita da un pool di quattro magistrati, guidato dallo stesso procuratore capo Roberto Rossi, team dedicato esclusivamente all’ipotesi di bancarotta fraudolenta.

Il filone più consistente è proprio quello dei fidi, i prestiti elargiti “agli amici” su interessamento dei consiglieri di amministrazione e diventati crediti deteriorati: Bankitalia ha segnalato 198 posizioni per un totale di 185 milioni di euro e ha scoperto decine di fidejussioni inconsistenti. Fino a quando l’istituto è stato “in bonis”, cioè con liquidità sufficiente a operare, la procura di Arezzo non ha considerato tali spese come malversazioni.

La dichiarazione di insolvenza, però, ha ribaltato tutto. Il Tribunale fallimentare ha rigettato ogni punto del ricorso presentato dai legali dell’ex presidente Rosi, a cominciare dalla questione di legittimità costituzionale del decreto salva-banche, definita “priva di rilevanza ai fini decisionali e completamente infondata”. Lo stato finanziario in cui è stata consegnata la vecchia Banca Etruria al momento della messa in liquidazione, poi, non ha lasciato scampo.

La situazione della liquidità “era gravissima – si legge nella sentenza – scesa a soli 335 milioni di euro”. Il patrimonio netto era integralmente eroso e in negativo di 1,1 milioni, mentre il deficit patrimoniale si era assestato a 305,3 milioni di euro. “Il giudizio circa la capacità di superare lo stato di dissesto non può che essere negativo. Emblematico anche il debito di 283 milioni di euro nei confronti del Fondo di risoluzione intervenuto per capitalizzare la Nuova Banca Etruria”.

 

Repubblica.it
20 Marzo 2016