Tra omertà e delinquenza. Così Salah ha trovato rifugio nel cuore dell’Europa

A Molenbeek, dove l’attentatore di Parigi ha usato una rete di protezioni che gli ha permesso di sfuggire alla polizia per mesi. Ma i residenti negano di averlo mai visto. E rifiutano qualunque accusa di radicalizzazione della comunità islamica

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“E’ un giorno di festa. Non solo per noi di Molenbeek, ma anche per tutta la comunità musulmana, per Bruxelles, per il Belgio e per l’intera Unione Europea”. Ahmed Alabi, un residente, indossa abiti tradizionali e parla senza remore, quasi invogliando i giornalisti che lo circondano a fargli altre domande. A qualche metro, due poliziotti piantonano l’ingresso del palazzo di rue de Quatre-Vents 79 di Molenbeek, dove ieri le forze speciali hanno catturato Salah Abdeslam, il ricercato numero 1 d’Europa e uno degli attentatori di Parigi, insieme ad altri tre complici. “Guardate, non lo so, non so perché non lo abbiano preso prima. Non so se qualcuno che sapeva non ha parlato. Quello che so è che sono molto contento che lo abbiano preso, tutti qui lo siamo”, continua Alabi.

L’appartamento di Rue de Quatre-Vents, dove è stato arrestato ieri Salah

Secondo alcune fonti investigative, a insospettire sarebbe stata anche l’ordinazione di alcune pizze da asporto, da recapitare in un appartamento ufficialmente disabitato, proprio quello di rue de Quatre-Vent. Ad abitare quelle camere erano almeno in quattro: oltre a Salah, la squadra speciale ha arrestato anche Amin Choukri, compagno di fuga di Abdeslam, e due donne, Sian e Djamila Aberkan. Il figlio di quest’ultima, Abid, è stato arrestato stamattina a Jutte e nei suoi confronti è stato emesso un mandato d’arresto con l’accusa di favoreggiamento. I tre componenti della famiglia Aberkan, dunque, hanno coperto Salah nella sua latitanza mettendogli a disposizione l’appartamento di rue de Quatre-Vent. Secondo gli inquirenti, Abid rientrava nel giro di amicizie strette di Salah e di coloro che ne hanno coperto la fuga finora. Alcune foto pubblicate oggi sui giornali lo mostrano mentre porta sulle spalle la bara di Mohamed Belkaid, il 36enne algerino ucciso dalla polizia nel corso del raid di martedì a Forest. Una rete di omertà che, per la polzia belga è ancora più ampia di quanto scoperto finora e ieri il procuratore generale ha sottolineato da subito che le “indagini sugli attentati di Parigi non sono ancora terminate”. Abdeslam è riuscito in questi quattro mesi di fuga a cambiare almeno tre covi diversi, tutti a Bruxelles, tra i Comuni di Schaerbeek e Molenbeek, prima di finire la sua corsa a pochi metri di distanza dalla casa della sua famiglia.

Ahmed Alabi, un residente di  Molenbeek

La polizia e il governo celebrano il giorno del riscatto del Belgio, dopo mesi di critiche per gli insuccessi conseguiti finora nelle indagini sulla strage di Parigi. “We got him”, ha twittato il ministro per l’Immigrazione belga a pochi minuti dalla notizia dell’arresto. E anche il primo ministro Charles Michel, in una conferenza stampa congiunta con il presidente francese  François Hollande, ha elogiato ieri “’efficiente collaborazione con la polizia francese”.