LEGITTIMA DIFESA, FURTI ED ESASPERAZIONE: SPARARE E’ SBAGLIATO? ALLORA BASTA LADRI

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Non possiamo né vogliamo entrare nel merito di vicende processuali né schierarci su casi che riteniamo diversi tra loro. Non è nostra intenzione neppure schierarci a favore del cosiddetto “far west”, che tale non è quando ci si limita alla legittima difesa. Registriamo però che anche oggi, 21 marzo 2016, in Italia si è verificato un caso in cui un cittadino è stato costretto a difendersi da un tentativo di furto. L’ha fatto sparando ai tre ladri sorpresi a rubare la sua auto e uccidendone uno.
Sarà prima la magistratura inquirente e poi quella giudicante a ricostruire gli eventi, a capire se l’uomo ha commesso un reato o se si sia semplicemente difeso come la legge italiana prevede. Non vogliamo inserire questo caso nel calderone di altri episodi simili, talvolta eccessivamente strumentalizzati da istituzioni e politica. Il caso Stacchio ad esempio è diverso da quello Mattielli, che a sua volta è diverso da quello Sicignano. Tre protagonisti che spesso vengono paragonati e accomunati, nonostante le tre storie siano differenti tra loro e di conseguenza anche l’esito processuale non può essere il medesimo.
C’è però un denominatore comune: quello dei furti subiti e della conseguente esasperazione.
Quest’ultimo caso, a sua volta diverso da quelli di Mattielli, Stacchio e Sicignano, ha coinvolto una famiglia che evidentemente è stata presa di mira dai ladri. Secondo la moglie dell’uomo, un meccanico, che ha sparato ai ladri, questo è stato “l’ottavo furto subito”.
“Non è bello sparare ad una persona ma è l’ottava volta che vengono a rubare. Siamo davvero stanchi” ha detto la donna. “Se ci avessero detto che avevano bisogno di soldi li avremmo aiutati senza problemi come abbiamo fatto altre volte. Ma non puoi introdurti in casa mettendo in pericolo l’incolumità nostra e dei nostri figli”.
I giudici, in caso di processo, dovranno appunto valutare se l’incolumità dei coniugi e dei figli fosse davvero in pericolo. Difficilmente stabiliranno che l’esasperazione sia un’attenuante. L’opinione pubblica però lo farà.
La vicenda avrà una sua storia processuale ma il problema non sarà risolto con una sentenza. Una famiglia, all’ottavo furto subito, si è sentita impotente. Sparare a quei ladri è stata una sorta di resa, una presa di coscienza. Un messaggio: “Non ce la facciamo più”. Sfiducia nelle istituzioni, probabilmente. E ribellione nei confronti di una società che giustifica i ladri ma non protegge chi produce e chi difende la propria famiglia e il concetto di proprietà.
In tanti diranno, giustamente, che nell’occidente civilizzato non è possibile sparare per legittima difesa se non si rischia davvero la vita. Noi però, senza voler incitare alla violenza, vogliamo ricordare che non deve essere possibile nemmeno subire otto furti e rischiare di rovinarsi economicamente per questo.
Dover convivere con i ladri significa pagare in termini di salute, serenità, tranquillità, motivazioni nel continuare a lavorare. Significa dover pensare ogni giorno “Ma chi me lo fa fare”. E significa che un bel giorno si decide di difendersi sparando.
E’ questione di cultura: probabilmente non si insegna abbastanza che rubare è sbagliato e che la ricchezza, vera e presunta, non sia una colpa.
E’ arrivato il momento di diffondere il verbo: non se ne può più di subire furti e di vedere violate le proprietà.
Aiutateci, almeno per evitare casi di cronaca controversi e spiacevoli.

 

Roma, 21 marzo 2016

Riccardo Ghezzi