Solo il trash può salvarci: grazie Ciao Darwin.

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A 18 anni dall’esordio e a 6 dall’ultima puntata. Il ritorno di Ciao Darwin ha regalato qualcosa di cui parlare, a casa, nei bar, al telefono. In famiglia e con amici, tra ricordi e curiosità.
Ciao Darwin è ed è stato un’icona trash, un simbolo dell’intrattenimento televisivo italiano. Amato e odiato. Non ha mai cambiato format e neppure protagonisti: la premiata ditta Bonolis&Laurenti ha caratterizzato praticamente un’intera generazione.
Forse non si può definire un fenomeno di massa, ma sicuramente è uno dei fenomeni televisivi maggiormente significativi di questi ultimi anni. Madre Natura, le gaffe, l’ignoranza, le battute di Bonolis, la risata unica di Laurenti, le telefonate in diretta. Tutto finto, forse, ma divertimento vero.
In questi ultimi sei anni in cui Mediaset e gli italiani sono stati orfani di Ciao Darwin sono cambiati quattro governi, si è sempre parlato di crisi economica, è esploso il Movimento 5 Stelle, è cambiato anche il Papa e il presidente della repubblica. L’Italia no, è sempre la stessa. E gli italiani sono quelli di Ciao Darwin.
“Accanimento terapeutico tra umorismo pecoreccio e stereotipi” l’ha definito l’ineffabile Fatto Quotidiano. Prodotto del consumismo, del berlusconismo, della volgarità lo definirebbero altri.
Probabilmente Ciao Darwin piace perché gli italiani vogliono distrarsi e divertirsi. Potrebbe essere una spiegazione superficiale. Allora proviamo a darne un’altra: gli italiani hanno bisogno di proteggersi dal politicamente corretto.
Non possono farlo, perché il politicamente corretto è un grimaldello usato per avere ragione, in nome di valori universali e incontestabili. Il politicamente corretto in politica è un’arma per distruggere gli avversari dal punto di vista dei valori prima ancora che dei programmi, che ormai coincodono. “I nostri valori sono quelli giusti, i vostri no”. E guai a contraddire, perché chi contraddice ha torto. E’ un postulato.
Anche in una società che teorizza il libero pensiero, non si può essere politicamente scorretti senza doversi giustificare, spiegare. O addirittura nascondere e provare vergogna. Qualcuno la chiama “dittatura del pensiero unico”. Forse è esagerato. Però non c’è rifugio.
Solo le trasmissioni televisive lo sono. Conservano la loro nicchia, sono ancora inattaccabili in quanto finzione. Chi le critica, può ancora passare come bacchettone e moralista. Esattamente come Il Fatto Quotidiano.
Ciao Darwin ha conquistato tutti e a 18 anni di distanza dalla prima e sei dall’ultima piace e piacerà ancora. Perché è una trincea, un timido tentativo di contrastare il politicamente corretto.
In un’Italia in cui gli unici valori vengono inculcati come sacri e inviolabili, c’è una sola speranza di libertà: il trash.
Ecco perché dobbiamo ringraziare il ritorno di Ciao Darwin: di questi tempi, può solo salvarci il trash. Forse è un po’ poco, ma ricordiamoci di tutto ciò che c’è al di fuori delle batture di Bonolis e Laurenti: crisi economica, mancanza di vera contrapposizione politica, insoddisfazione, certezze latitanti. L’alternativa a Ciao Darwin non sarebbe piacevole.

Roma, 21 marzo 2016

Riccardo Ghezzi