ECCO PERCHE’ L’EUROPA NON HA CAPITO IL TERRORISMO ISLAMICO. INTERVISTA AL GENERALE MORI

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Mario Mori, generale e prefetto italiano, è stato comandante del Ros dell’Arma dei Carabinieri e direttore del Sisde, il servizio segreto italiano in attività fino al 2007. E’ stato uno dei fondatori del Reparto Operativo Speciale dell’Arma, che vanta tra i suoi successi la cattura del boss Totò Riina. Il 1 ottobre 2001 è diventato direttore del Sisde, in un periodo caratterizzato dalla crisi generata dall’attentato dell’11 settembre. Si è quindi esposto in prima linea per evitare che l’Italia fosse oggetto di attentati e stragi di matrice islamista, come gli Usa e altri Paesi d’Europa. E’ attualmente tra i massimi esperti di geopolitica.
Non c’è persona più adatta per chiedere un parere sulla strage di stamattina a Bruxelles, rivendicata dall’Isis, con relative implicazioni sul resto d’Europa e sull’Italia.

Generale Mario Mori, la prima domanda sarà brutale. Come è possibile che si verifichi una serie di stragi come stamattina a Bruxelles?
A prescindere dalle lacune del momento dovute alla specifica vicenda, sottolineo che ormai è stato disatteso da anni il fenomeno del terrosismo islamico sia dal punto di vista della consistenza sia della periolosità. Se a questo si aggiungono le lacune là dove le forze di polizia e di intelligence sono inadueguate, come ad esempio in Belgio, questo fenomeno assume ovviamente una grande rilevanza, come nel caso di stamattina in cui va visto tutto il contesto.

Un mix tra responsabilità locali e sovranazionali quindi…
Esattamente. Colpe del Belgio ma anche dell’Europa.

E allora soffermiamoci sulle colpe dell’Europa. Quali sono?
Le colpe dell’Europa risalgono ormai a tanto tempo fa, cominciano con le politiche coloniali e proseguono con l’errato inserimento nel tessuto sociale di gruppi appartenenti al mondo musulmano, che non sono stati inseriti nel contesto. Quindi messi ai margini, ghettizzati. L’esempio di Molenbeek, che è un quartiere non belga ma musulmano, non è l’unico: alcuni quartieri di Parigi sono musulmani, Marsiglia è una città per un quarto algerina. Sono cose che partono da lontano.

Quindi c’è stato un problema di inserimento dei musulmani in Europa?
L’occidente europeo non ha inserito questi gruppi, che poi a loro volta hanno scelto di isolarsi e da qui si è generata la frustrazione, che ha colpito soprattutto le seconde e terze generazioni.

E’ un problema che potrebbero avere anche altri gruppi, ad esempio i cinesi che spesso si isolano e non interagiscono. Perché non esiste un terrorismo cinese?
I cinesi non sono sostenuti da un credo religioso che massimalizza ed esclude il rapporto con gli altri. Non sono fomentati da un credo religioso come l’Islam.

Allora diciamolo, anche l’Islam è un problema?
La religione islamica non è violenta, ma contiene in sé spunti che possono essere interpretati in modo violento. E anche se non è un fenomeno che riguarda la maggioranza dei musulmani, è comunque significativo. I fatti lo dimostrano.
Anche l’Italia fa parte dell’Europa. Ha gli stessi problemi?
In italia il problema c’è ma è meno significativo, innanzitutto non abbiamo una grande tradizione coloniale, inoltre il radicamento della componente musumana ha una datazione più recente. Non abbiamo tanti cittadini musulmani con il nostro passaporto, per questo siamo ancora in grado di colpire con l’espulsione persone che in Francia non possono essere colpite.

E perchè?
Semplice: perché in Francia certi sospettati in odor di terrorismo sono cittadini francesi e non possono essere espulsi. Da noi sì. E’ una scelta nostra che ci ha consentito di arginare il problema rispetto a Francia e Spagna, ma anche Gran Bretagna.

E i servizi segreti?
Si attivano, ma il fenomeno è stato preso in carico con troppo ritardo, scontiamo un gap di conoscenza che dovremo cercare di ridurre con una collaborazione tra le intelligence di tutti i paesi d’Europa.

Quindi in Italia non c’è un pericolo imminente riconducibile al terrorismo islamico?
Non si può mai dire, ma l’Italia è su altri livelli e il rischio è molto remoto rispetto ad esempio a Francia e Spagna.

 

Roma, 22 marzo 2016

Riccardo Ghezzi