Leggere l’Enclica Laudato si’ per boicottare il referendum truffa sulle trivelle

Perché il voto del 17 aprile nel migliore dei casi taglierà le gambe a un’industria ben sviluppata in Italia, sicuramente non ridurrà l’inquinamento. Ragioni per sostenere l’appello fogliante di Sapelli, Forte, Debenedetti, Vitale, Testa, Filippini e molti altri

trivelle

Giustamente, i vescovi italiani, in vista del voto del 17 aprile prossimo, hanno fatto un richiamo al messaggio della recente enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”. E’ proprio questo richiamo che merita di essere approfondito con rispetto ed attenzione, evitando di banalizzare il messaggio ecumenico dell’enciclica, rivolto alla creazione di un equilibrio mondiale in cui il rispetto dell’ambiente sia coniugato con il superamento della povertà umana a tutti i livelli, per utilizzarlo strumentalmente nella “piccola” vicenda referendaria italiana. Ma oggi non possiamo fare a meno di riconoscere che un vero approccio ecologico diventa sempre un approccio sociale, che deve integrare la giustizia nelle discussioni sull’ambiente, per ascoltare tanto il grido della terra quanto il grido dei poveri”.

Cercando quindi di far propria la valenza nobile ed universale del messaggio della Chiesa, la decisione concreta sul cosa fare il 17 aprile, credo vada presa sulla base delle risposte a tre domande precise. Con la eventuale vittoria del “sì:

1.   si determinerebbe un miglioramento dell’ambiente e delle condizioni di vita del nostro Paese?

2.   si darebbe un contributo positivo al miglioramento dell’ambiente globale del pianeta?

3.   si contribuirebbe alla diminuzione del livello della povertà nel mondo?

Dalla risposta a queste domande ed in coerenza con lo spirito del messaggio di Papa Francesco, dovrebbe discendere l’atteggiamento verso il voto referendario. Proviamo quindi ad entrare nel merito.

Credo che la risposta più efficace e semplice alla prima domanda venga dalla storia del nostro paese. Se sfogliamo l’album fotografico dell’Italia prima della metanizzazione voluta ed avviata da Enrico Mattei, vediamo un paese povero, con centri dell’entroterra appenninico completamente isolati e privi di qualsiasi fonte energetica, senza alcuna speranza per il loro futuro. Un processo di grave deforestazione di tutti i boschi con crescenti pericoli per l’ambiente e la sicurezza idrogeologica. In piccolo, lo stesso fenomeno che sta avvenendo oggi nel Terzo Mondo con tutte le foreste pluviali. E’ stata la scoperta degli idrocarburi in Italia (allora Val Padana, Adriatico e Sicilia) a ribaltare la situazione. Ha consentito la nascita dell’Eni ed intorno ad esso di una miriade di aziende che, partendo dal business nazionale, hanno sviluppato tecnologie d’avanguardia. Ora, non solo lavorano in Italia continuando a sviluppare tecnologie a supporto delle nostre attività di ricerca e produzioni di idrocarburi, ma sono riuscite a diventare anche leader in molti paesi del mondo. Tutto grazie al prestigio che l’industria nazionale ha raggiunto nelle attività’ sul nostro territorio, con gli standard di eccellenza tecnologica, di rispetto ambientale e sicurezza garantiti. Una eventuale vittoria del “sì” al referendum imporrebbe la fermata della produzione di campi a gas, già funzionanti in piena sicurezza e in modo redditizio e finirebbe con bloccare il motore che ha finora consentito alle oil companies di investire in Italia ed utilizzare le imprese dell’indotto.