“Arbitrato internazionale avviato con grave ritardo dal Governo Renzi”. L’On. Elio Vito a tutto campo sulla vicenda Marò

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Elio Vito, napoletano, laureato in sociologia, è parlamentare di lungo corso ed esponente nazionale di Forza Italia. Tra gli incarichi istituzionali rivestiti ricordiamo quello di Ministro per i Rapporti col Parlamento nel IV Governo Berlusconi (2008), e quello di Presidente della Commissione Difesa della Camera dei Deputati nella corrente legislatura.
Da sempre vicino alle problematiche relative alle Forze Armate ed alle Forze dell’Ordine, si sta distinguendo per la tenacia che sta dimostrando, primo fra tutti i parlamentari italiani, sulla vicenda che vede coinvolti i due fucilieri di marina Latorre e Girone.
Il Magazine Sicurezza SFO ha voluto interloquire con lui per commentare proprio gli ultimi sviluppi della vicenda Marò

On. Vito, partiamo dall’attualità: fra pochi giorni, il 30 e il 31 marzo prossimi, il Tribunale Arbitrale presso la CPA (Permanent Court of Arbitration – Cour Permanente d’Arbitrage) dovrebbe tenere l’udienza per decidere sulla richiesta italiana per far rientrare il marò Salvatore Girone dall’India e farlo restare in patria per tutta la durata della procedura arbitrale in corso. Che Lei sappia, questa udienza è confermata? E a suo avviso, che possibilità ci sono che la richiesta italiana venga accolta?

Si le udienze sono confermate. Il 30 marzo avrà finalmente inizio l’arbitrato internazionale, avviato con grave ritardo dal governo Renzi dopo che due anni fa la Camera alla unanimità aveva approvato un mio ordine del giorno in tal senso. E speriamo che questo ritardo non influisca negativamente sull’esito stesso dell’arbitrato. Queste prime udienze sono importantissime perché si deciderà dove Latorre e Girone saranno durante l’arbitrato, che si concluderà nel 2018. Per l’Italia sarebbe inaccettabile, dopo 4 anni di ingiusta detenzione in India, se i Marò non dovessero entrambi stare in Italia. Questa decisione sarà nota a metà aprile. Ricordo infine che oggetto dell’arbitrato è la competenza a giudicare tra Italia ed India.
Ripercorriamo insieme questa incredibile, e per certi versi mortificante per il nostro Paese, vicenda che vede coinvolti i due fucilieri di Marina Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, imbarcati sulla petroliera italiana “Enrica Lexie” come nuclei militari di protezione, e accusati di aver ucciso due pescatori su un peschereccio indiano al largo della costa del Kerala, stato dell’India sud occidentale.
Ricordiamo i fatti: era il 15 febbraio 2012; la nostra petroliera naviga in rotta di trasferimento dallo Sri Lanka verso Gibuti, con un equipaggio di 34 persone e con a bordo 6 fucilieri del 2º Reggimento “San Marco” della Marina Militare in missione di protezione della nave mercantile in acque a rischio di pirateria. Poco distante dalla nave italiana si trova il peschereccio indiano St. Antony con un equipaggio di 11 persone. Cosa successe, on. Vito?

Guardi, innanzitutto, i Marò non sono accusati proprio di niente! In questi quattro anni infatti l’India non è stata in grado di produrre nemmeno un capo di imputazione a carico dei nostri Fucilieri di Marina. Cosa è successo poi dovrà accertarlo la magistratura italiana, l’incidente è avvenuto in acque internazionali, i Marò erano su una nave battente bandiera italiana ed erano nell’esercizio di funzioni loro assegnate e disciplinate

Qual è invece la versione indiana dei fatti?

Dalla stessa documentazione indiana emergono rilevanti prove della innocenza dei Marò. Perciò risulta incomprensibile l’atteggiamento nei confronti dell’India dei nostri governi in questi anni ed anche della nostra stampa che, tranne poche eccezioni, ha parlato poco e male del caso.

Tra tutta la lunghissima serie di eventi successivi all’arresto dei due marò, due dei più significativi riteniamo siano quelli riferiti al 14 marzo 2013, quando il governo indiano, come ritorsione verso l’Italia per la ventilata possibilità del mancato ritorno in India da un permesso dei due marò, limita la libertà personale dell’ambasciatore italiano in India, Daniele Mancini, prendendo misure volte a impedirgli di lasciare il Paese, e quattro giorni dopo, il 18 marzo 2013, La Corte Suprema indiana decide di non riconoscere più l’immunità diplomatica all’ambasciatore Mancini ed estende “fino a nuovo ordine” la limitazione impostagli di non lasciare l’India.
Ricordiamo che pochi giorni dopo, il 26 marzo 2013, il Ministro degli Esteri Giulio Terzi annunciò in Parlamento le sue dimissioni irrevocabili in polemica con la decisione del Governo di rimandare i marò in India.
A Suo avviso, on. Vito, la risposta istituzionale italiana fu all’altezza della situazione? E come valuta la gravità delle dimissioni di un importante ministro del Governo italiano a causa di questa vicenda?

Gli episodi ai quali lei fa riferimento sono sicuramente gravi e fu certamente un errore far ritornare i Marò in India, un Paese dove vige ancora la pena di morte. Purtroppo però tale errore era stato già commesso in precedenza, quando i Marò avevano ricevuto un primo breve permesso per stare in Italia e furono poi riaccompagnati in India. Ma gli errori più gravi furono commessi nella fase iniziale con il rientro della nave italiana dalle acque internazionali a quelle indiane e con la discesa dei Fucilieri sul territorio indiano dove furono arrestati e portati in carcere, dove sono rimasti per ben tre mesi. È stato un errore poi, l’ho detto, non avviare subito la procedura dell’arbitrato internazionale.

Torniamo all’udienza del 30 marzo prossimo. La Corte permanente d’arbitrato sarà chiamata a decidere sulla richiesta di rientro in Italia di Salvatore Girone in attesa della chiusura del procedimento. Dopodiché, secondo quanto stabilito, il nostro Stato dovrà presentare una memoria scritta – con la propria esposizione dei fatti – il 16 settembre 2016. La stessa cosa dovrà essere fatta dall’India entro il 31 marzo 2017. A questo punto, nel caso New Delhi dovesse proporre – fatto scontato – obiezioni di giurisdizione o ammissibilità, il governo italiano avrà ancora la possibilità di controreplicare il 2 febbraio 2018. Poi, il Tribunale, secondo le regole stabilite, avrà sei mesi di tempo per decidere. Riservandosi la possibilità di poter allungare ulteriormente la querelle per la presentazione delle rispettive dichiarazioni “in accordo con le parti” in causa.
In ogni caso, quindi, anche se Latorre e Girone venissero riconosciuti innocenti del reato loro ascritto, come tutti noi crediamo e speriamo, bisognerà attendere almeno fino ad agosto 2018 per ottenere giustizia. Cioè Latorre e Girone avranno scontato una pena anticipata di sei anni per una condanna mai ricevuta. Che ne pensa, Onorevole?

Si l’aspetto più assurdo ed ingiusto è proprio questo, i Marò stanno scontando da innocenti una lunghissima condanna preventiva e questo è contrario ad ogni norma in materia di diritti umani, di libertà e di giustizia. Purtroppo i tempi e le date sono quelle che lei ha ricordato. Anche per questo era necessario ricorrere subito all’arbitrato. Che, ricordo ancora, alla fine deciderà solo chi tra Italia ed India è competente a giudicare, non il merito.

Un’ultima domanda, on. Vito, non può purtroppo prescindere dai terribili avvenimenti odierni a Bruxelles.
In questo momento il bilancio dei vili attentati, rivendicati dall’Isis, sarebbe di 34 morti ed almeno 230 feriti, dei quali tre nostri connazionali italiani. L’Isis ha portato la guerra nel cuore dell’Europa politica. Qual è, onorevole, la sua valutazione di questi avvenimenti, e soprattutto quanto teme che dopo aver colpito il cuore dell’Europa politica i terroristi del califfato musulmano possano decidere di colpire il cuore della cristianità, cioè l’Italia ed il Vaticano?
In conclusione, onorevole, Lei pensa che siamo veramente in guerra?

Comprendo l’esigenza di un riferimento ai tragici avvenimenti a Bruxelles di queste ore. L’Europa pare non essere consapevole di quanto sta accadendo, pare quasi rassegnata a subire gli attentati, ha rinunciato ad affermare e difendere i propri valori, le proprie tradizioni. Dal Medio Oriente e dall’Africa arrivano intere popolazioni in fuga ma molti terroristi internazionali in realtà sono anche già “interni” ai nostri Paesi. Questa è una combinazione micidiale. Il terrorismo potrà essere sconfitto solo con una grande coalizione internazionale, Russia compresa; tale coalizione dovrà essere sostenuta da tutta la pubblica opinione ed i singoli Paesi dovranno smetterla di pensare di difendere i loro interessi di parte per difendere invece la nostra Civiltà.

Roma, 23 marzo 2016

Alessandro Amadeus Pecora