Aumentano i dubbi sul “pentito” Salah: «Non fidatevi, forse vuole solo depistare»

salah1Chi è davvero Salah Abdeslam? Un pentito? Un terrorista che continua ad agire anche dentro la cella 32, nel sottosuolo del carcere di Bruges? Una pedina dell’Isis con la missione di depistare le indagini? Per il criminologo belga Vincent Seron, «lo sapremo presto»: basterà vedere come reagirà dopo l’attacco a Bruxelles. Anche se finora non ha detto molto, Salah ha fatto sapere tramite il suo avvocato che ha intenzione di «collaborare con la giustizia». «Se adesso cambiasse idea, decidesse di trincerarsi nel silenzio, allora sapremmo che sapeva tutto, che doveva depistare, prendere tempo, aspettare» continua Seron. Una cosa è certa: per gli inquirenti, che siano a Bruxelles o a Parigi, le parole di Salah, anche le poche che ha finora pronunciato davanti al giudice istruttore, vanno prese con estrema prudenza. L’Isis non addestra infatti i suoi «combattenti» soltanto a usare il kalashnikov, a scegliere gli obiettivi, a motivare i complici, ma anche a comportarsi con la polizia, a ingannarla prima di passare in azione, esibendo comportamenti non-radicali, come alcool, ragazze e discoteche, e anche dopo, in caso di cattura, in carcere, distillando con cura le dichiarazioni ai magistrati. Fino a qualche anno fa su un forum jihadista francofono si poteva scaricare il pdf di un “manuale di sopravvivenza in stato di fermo” in cui si potevano trovare strategie e astuzie per depistare la polizia e coprire i complici.

«MOLTI INTERROGATIVI»

Il procuratore di Parigi François Molins ha avvertito subito che «le prime dichiarazioni» di Salah, «devono essere prese con molta precauzione» perché lasciano aperti «molti interrogativi». Una degli avvocati delle famiglie delle vittime del 13 novembre, Samia Maktouf ha invitato tutti a non cadere in quella che vede già come una «manipolazione». «Stiamo attenti, non facciamone un pentito – ha detto Maktouf – Se si fosse pentito, non aveva bisogno di tornare in Belgio, né di procurarsi altro materiale esplosivo. È stato uno dei cervelli degli attentati, non lo dobbiamo dimenticare, è qualcuno che ha orchestrato, che ha organizzato, che ha circolato in Europa per mettere insieme tutti gli elementi necessari per compiere gli attentati. Si comincia a descrivere un uomo che piange, qualcuno dice perfino che ormai aspettava la polizia, che voleva farsi catturare: è un’offesa alla memoria delle vittime».

Fonte: Il Messaggero

23/3/2016