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Negli Atti di Tommaso, il più importante degli scritti apocrifi attribuiti all’apostolo, si racconta che nella divisione a sorte fatta a Gerusalemme, delle terre in cui andare in missione, a Tommaso fosse toccata l’India. Infatti sono tantissimi i segni che in terra indiana si conservano di un suo passaggio (insieme a Matteo). Ne parlano nei primi secoli Ambrogio, Paolino, Gerolamo: Tommaso sarebbe sbarcato a Mylapore, l’attuale Madras, dove avrebbe subito il martirio e dove ancora oggi si venera la sua tomba. I segni di una presenza cristiana in India, del resto, sono numerosi e risalgono a secoli molto precoci. Al concilio di Nicea del 325 era presente un vescovo Giovanni, un siro caldeo proveniente dall’India. E ancor oggi esiste nella regione di Malabar, nel sud dell’India, una tradizione di cristiani che usano per la liturgia la lingua siriaca.
Nella primavera del 1945 a circa 60 Km. da Luxor, due contadini rinvennero nella sabbia una giara d’argilla e da questa venne prelevata una “brocca” di dimensioni contenute. Eravamo nell’era dell’Acquario e gli antichi avevano promesso che quest’era avrebbe preannunciato la scoperta di antiche rivelazioni che il mondo prima di allora non savrebbe stato capace di comprendere. Gli antichi chiamano la costellazione dell’Acquario “La Brocca” e da una brocca rinvenuta accidentalmente viene portato alla luce un rotolo di lino cerato e bitumato. Venne srotolato e ne uscirono molti manoscritti. Quest’ultimi vennero denominati i codici di Nag-Hammadi, alcuni di questi vennero distrutti o buttati, altri in condizioni migliori vennero invece venduti a dei rigattieri e, successivamente, il museo copto del Cairo comprò e raccolse diversi di questi rotoli. Una parte di essi andarono invece all’Istituto Jung di Zurigo. Finalmente gli studiosi di questi due istituti, il museo del Cairo e l’istituto di Zurigo, tradussero le antichissime scritture dai caratteri copto-grecizzanti. Dei 13 codici originariamente composti da più di 1350 pagine ne perverranno 1130. Quasi tutti i codici hanno una legatura di cuoio e risalgono alla fine del I° secolo d.C. Sono traduzioni in copto di manoscriti più antichi che si presume stilati in aramaico.
Tra questi vi è il “Vangelo secondo Tommaso” certamente il più antico tra i vangeli conosciuti sin ora, e impropriamente, quindi denominato anche i quinto vangelo. Vi sono, in questo documento, frasi del Cristo inedite che rendono la sua figura diversa da quella adottata dal mondo cattolico.