Il testamento di Brahim: “Non voglio finire in cella al fianco di Salah”

Uno dei fratelli el Bakraoui agì nell’aeroporto di Zaventem. L’altro, Khalid, nella metro. Ancora da identificare il secondo kamikaze del terminal mentre Najim Laachraoui resta in fuga. Nomi e identikit dei tre uomini dietro l’assedio di Bruxelles. Per la Farnesina potrebbe esserci una vittima italiana

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Il procuratore federale belga ha detto in conferenza stampa che uno solo degli attentatori dell’aeroporto di Zaventem è stato finora identificato. Si tratta di Brahim el Bakraoui, 30 anni, “di nazionalità belga”. Il fratello Khalid, invece, è l’attentatore della metro di Maelbeek. Prima di morire, ha continuato il procuratore, Brahim ha lasciato una sorta di testamento, in cui affermava di sentirsi braccato, di “non sapere più che fare” e “di essere ricercato dappertutto. “Non voglio finire nella cella affianco a quella di Salah Abdeslam”, ha aggiunto Brahim. Nell’appartamento dei due fratelli di Schaerbeek, la polizia ha ritorvato il resto dell’arsenale: 15 chilogrammi di esplosivo, acqua ossigenata e acetone.

Fonti della polizia hanno sostenuto che i due erano già noti per “serie attività criminali”, uno dei due forse anche per connessioni con il terrorismo. Il terzo uomo, quello sulla destra dell’immagine diffusa ieri, sarebbe invece Najim Laachraoui che, contrariamente a quanto riferito da alcuni media belgi che parlavano di un suo arresto stamattina, è ancora in fuga. In realtà il soggetto fermato oggi ad Anderlecht sarebbe un altro sospetto, coinvolto negli attentati. Najim è considerato l’artificiere della batteria di attentatori di Parigi ed era latitante da allora insieme a Mohammed Abrini. Secondo le prime ricostruzioni, i tre sarebbero arrivati all’aeroporto in taxi.

I due avevano legami stretti con l’attentatore di Parigi Salah Abdeslam e facevano parte della criminalità locale. Khalid e Brahim erano i due fuggitivi del raid dell’appartamento di Forest di martedì 15 marzo, da dove era passato anche Salah come dimostravanono le tracce di Dna rinvenute dagli inquirenti sul vetro di una finestra dell’appartamento. I due, sospetta la polizia, avevano affittato l’abitazione a Salah. Su Khalid el Bakraoui la polizia belga aveva aperto un fascicolo per vari furti d’auto; ben più gravi i precedenti del fratello Brahim, che nel 2010 aprì il fuoco con un kalashnikov contro una volante della polizia.