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L’arresto di Rema Kriket a Parigi e la connessione franco-belga
Nel frattempo il legame a doppio filo che connette Belgio e Francia, Bruxelles e Parigi, continua a intricarsi e avvilupparsi. Nelle stesse ore in cui i colleghi belgi effettuavano le loro operazioni, i poliziotti francesi hanno arrestato un uomo di nome Reda Kriket ad Argenteuil, banlieue a nord di Parigi. Kriket, che secondo quanto riferito dalle autorità francesi sarebbe arrivato allo «stadio avanzato» nella preparazione di un attentato in Francia, era stato condannato in contumacia in Belgio insieme ad Abdelhamid Abaaoud, la «mente» degli attentati di Parigi. A casa di Reda Kriket è stato ritrovato un arsenale impressionate: esplosivo TATP, kalashnikov e armi varie. Il TATP è lo stesso tipo di esplosivo artigianale utilizzato negli attentati del 13 novembre allo Stade de france e a Saint Denis. Contrariamente a quanto dichiarato in un primo momento dal ministro dell’Interno francese Bernard Cazeneuve, gli inquirenti avrebbero ricostruito un nesso tra l’attività di Reda Kriket con quella degli attentati di Bruxelles e Parigi. Nell’ambito di questa rete, Kriket – originario di una banlieue a Sud-Ovest di Parigi e con un passato da criminale comune- avrebbe fatto partire per la Siria una trentina di persone per seguire la via estrema del jihad e del martirio. Fra queste, proprio Abaaoud.

La visita di Kerry e l’annuncio del premier belga Michel
«Je suis Bruxellois»: così, mutuando una celebre frase di John Fitzgerald Kennedy, il segretario di Stato americano, John Kerry, ha salutato Bruxelles, ancora scossa dagli attentati di martedì. Durante la conferenza stampa congiunta con il premier belga, Charles Michel, il capo della diplomazia Usa ha espresso le condoglianze per le vittime e ha promesso sostegno nella lotta al terrorismo: «Non ci faremo intimidire, non ci fermeremo fino a quando non avremo eliminato» l’ideologia dell’Isis «da questo mondo». Lo stesso premier belga Michel ha poi confermato, parlando con i media dopo l’incontro con Kerry, che il suo Paese invierà caccia F-16 per bombardare lo Stato islamico in territorio siriano. Precisando che la natura della missione sarà a breve discussa in parlamento.

 

Roma, 25 marzo 2016

fonte Corriere della Sera