IL BUONISMO SFUGGITO DI MANO: IL NORVEGESE CHE SI SENTE IN COLPA PER L’ESPULSIONE DEL PROFUGO CHE L’HA STUPRATO

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Ci sono notizie che neppure la mente umana più burlona può inventare. Non c’è Lercio che tenga, né altri siti dichiaratamente satirici che ultimamente spuntano come funghi. Oggi sta girando sui social network la vicenda del politico norvegese che si sente in colpa per aver causato l’espulsione dal Paese di un profugo somalo.
Chi è questo crudele custode dei confini che ricaccia indietro richiedenti asilo, incurante di strazianti storie di guerre, morte, fame e disperazione? Un semplice politico locale, che non ha alcuna autorità in tal senso. Non può né chiudere le frontiere, né legiferare a livello nazionale né tantomeno imporre provvedimenti.
Eppure, quest’uomo si sta sentendo in colpa, perché si definisce antirazzista, femminista e socialista di sinistra. A suo parere i Paesi occidentali devono integrare le persone in difficoltà e cercare di aiutarle a costruirsi un futuro migliore, dando più mezzi rispetto a quelli dei Paesi d’origine. Un somalo in Norvegia deve trovare l’occasione di una vita migliore, mentre se torna in Somalia è destinato ad un futuro oscuro, difficile e soprattutto rischioso.
Se tanta dolcezza e tanti buoni sentimenti non vi hanno causato carie ai denti, potete continuare a leggere. Ora arriva la seconda parte della storia, quella crudele. Quella patina di cattiveria che ha impedito il giusto lieto fine. Quella del politico che si sta sentendo in colpa perché è la causa di tutto.
Ebbene, è successo questo: l’uomo che si sente in colpa per il futuro negato al somalo è stato violentato. Stuprato. All’interno dalla sua abitazione. Proprio dal richiedente asilo somalo in questione.
Il politico norvegese, antirazzista e socialista, ha dovuto convivere in questi quattro anni e mezzo con l’idea di essere un maschio eterosessuale violentato da un altro maschio, e per sua stessa ammissione si è fatto aiutare da alcool e cannabis. Doveva dimenticare, o provare a farlo.
Quattro anni e mezzo sono passati, pari alla pena che l’aggressore ha dovuto scontare in carcere. E la vittima è stata avvertita: l’aggressore ha scontato la sua pena, ma sarà espulso e rispedito in Somalia.
Un sollievo, secondo il politico norvegese. “Non vedrò mai più quell’uomo”. Ma è durato poco, perché la sua ideologia ora lo costringe a convivere con i sensi di colpa: “Io sono la causa del fatto che quell’uomo tornerà in Somalia e non avrà possibilità di un futuro in Norvegia”. Perché, diciamolo, in fondo la sua è una storia di fame e di miseria, che in qualche modo spiega anche gli stupri.
E’ bella l’accoglienza, ancor di più la solidarietà. Sono straordinari gli arcobaleni e i valori progressisti. Ma forse talvolta sfuggono di mano. Come in Scandinava, o forse in tutta Europa.
Credete che questa storia sia una bufala? Allora cercate su google il nome del politico norvegese: Karsten Nordal Hauken. Troverete la sua vicenda raccontata in varie lingue.

 

Roma, 10 aprile 2016

Riccardo Ghezzi