Veleni nell’acqua: ecco i dati che escluderebbero un aumento di tumori

Quando si parla di agenti inquinanti che si accumulano nei nostri corpi l’ansia cresce. Mercoledì scorso, i risultati di biomonitoraggio forniti dall’Istituto superiore di sanità hanno confermato l’accumulo di Pfas nel sangue dei vicentini esposti alla sostanza inquinante. E si pensa al peggio: i tumori. Ma a trasmettere una «vigilante» tranquillità è lo stesso direttore scientifico del Registro tumori del Veneto, Massimo Rugge, direttore della Anatomia patologica dell’Università di Padova. Gli studi disponibili evidenziano un numero: 121.

«Tanti sono stati i tumori al testicolo che si sono registrati dal 2000 al 2013 nei Comuni dell’area di esposizione ai Pfas. Tale valore – dichiara – non è diverso da quello della popolazione non esposta: 120,4. Lo studio del modello considerato non evidenzia, nell’area interessata, vale a dire nel Vicentino, un rischio di tumore aumentato rispetto ad altre aree della Regione».

L’ANALISI. Questo è il risultato di un’analisi non certo facile compiuta dal Registro Tumori del Veneto che si è concentrato, fino ad ora, solo su una delle neoplasie più tipiche legate ai Pfas. Ma non sarà l’unica. «Sono già in corso più estese e analitiche valutazioni – annuncia Rugge – che prendono in considerazione tutte le patologie tumorali e le suddividono per organo e per specifiche aree geografiche (inquinante e non inquinate).