Sulla Libia si palesa l’inconsistenza di Europa e Obama: soldati? Sì, ma per fare cosa?

Titoli. Avanti march! A leggere i giornali siamo pronti a inviare soldati. Come accadde qualche settimana fa, fioriscono i piani di guerra e i giornali pullulano di generali Patton. Molte cose sono pronte e prima dell’estate qualcosa succederà, ma il cosa è ancora tutto da scoprire e i numeri non stanno in piedi proprio perché non si sa cosa dovrebbero fare i soldati. Devono difendere i pozzi di petrolio. E’ difesa/attesa. O è difesa/azione.

E con Isis che si fa? Ci saranno operazioni di search and destroy? Il punto è sempre quello: cosa devono fare i soldati. Tra le righe del Libya Herald emerge la preoccupazione dei libici: a Hannover s’è deciso poco, il governo di Serraj, quello insediato dall’Onu, ha spazi di manovra ancora molto limitati. I libici si attendono truppe che combattano contro i miliziani di Isis, gli americani sono meno che tiepidi, al massimo ci sarà un appoggio navale degli Stati Uniti (che in ogni caso non impedirà le partenze dei migranti dalle coste, come faceva notare ieri il Guardian), la Russia non riconoscerà il governo Serraj finché non ci sarà un voto di fiducia del parlamento libico, l’Italia vuole estendere le operazioni militari in Siria e Iraq sotto il mandato Onu anche alla Libia. Ci sono tutte le premesse per entrarci vivi e uscirne morti. Nel frattempo, i giornali vanno in rotativa.

Primo caffè, Corriere della Sera: “Libia, l’Italia offre 900 soldati”. Questo il titolo confezionato ieri. Ecco la risposta della Difesa, via Agi, stamattina alle ore 7 e 48: “In riferimento ad un articolo pubblicato sul Corriere della Sera di oggi, che parla dell’invio di 900 militari in Libia, lo Stato Maggiore della Difesa comunica che la notizia è priva di qualsiasi fondamento”. Il numero di soldati dipende dal “che fare?” e il quesito non ha trovato una risposta.

Andiamo avanti. C’è altro sul Corriere? Claudio Magris s’inerpica sulla spalla del quotidiano per spiegarci l’Austria. Andiamo direttamente alla chiusa del pezzo: “Se non sarà risolta, l’Europa di domani potrà assomigliare a quella orribile degli anni Trenta e la Vienna di queste elezioni sarà nuovamente stata, come diceva di essa tanti decenni fa Karl Kraus, un osservatorio meteorologico della fine del mondo. Non sembra probabile l’altra interpretazione di quell’antico motto latino, che diceva che all’Austria spettava il compito di governare il mondo intero”. Sono tempi Magris. Forse c’è più ciccia su Repubblica? “La Libia chiede aiuto all’Onu. Obama: migranti, basta muri”. Citofonare Obama: ci sono muri, al confine con il Messico, a Tijuana. Verificare.

Altri titoli? Leggere Gianni Mura sulla Juventus, serve come principio di organizzazione della vita: “Ora è chiaro che con uno stadio di proprietà e una squadra di brocchi non si vince nulla, com’è chiaro che uno stadio di proprietà consente alla Juve operazioni di marketing, merchandising e altro ancora che ingrassano le entrate. Sul mercato la Juve ha speso perché poteva spendere, non trovandosi nella situazione debitoria che condiziona le milanesi. A chi non capisce molto di calcio sembrava un ninnolo costoso Dybala. Invece, come Pogba a parametro zero, è stata un’ottima intuizione. Non è che in questi cinque anni la Juve abbia azzeccato tutto: qualche pedina (Elia, Bendnter, Anelka) l’ha pure sbagliata, ma attenzione: quando la Juve sbaglia, sbaglia meno degli altri”. Facciamo un giro di titoli, le scelte per la prima pagina sono quasi tutte uguali, dopo un po’ arriva l’overdose di noia.