Rifugiati, ancora proteste sul cibo. Ma questa volta la risposta non si fa attendere

Pasta scotta. O troppo al dente. O scondita. Comunque sempre pasta. E alla fine, nella mensa in cui ogni giorno, trovano un pasto caldo i richiedenti asilo ospitati a Reggio Emilia, esplode la protesta. Come già accaduto in altre parti d’Italia, anche a Reggio i richiedenti asilo contestano il menù.

E la protesta, nei giorni scorsi è arrivata fin dentro la questura. Un blitz vero e proprio, un’occupazione pacifica che ha costretto addirittura il questore Isabella Fusiello ad ascoltare le ragioni di questa trentina di immigrati, in gran parte pakistani, stanchi “della solita minestra”.

Dopo averli ascoltati, il questore ha segnalato il caso ai responsabili della Cooperativa sociale Dimora d’Abramo incaricata dalla Prefettura della gestione dei richiedenti asilo, sia per la sistemazione, sia – appunto – per il vitto. Per questo lavoro la coop sociale percepisce dallo stato 33 euro a persona al giorno. E in quella “diaria” ci stanno le spese per il vitto e l’alloggio.